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Gelida e Candida: Breve Storia della Neve in Pittura

Giuseppe de Nittis, Effetto di neve, 1880, Barletta, Pinacoteca de Nittis

Parigi è tutta bianca di neve. Una bianca coltre ricopre per tutta la lunghezza del viale i rami spogli […]. Il bosco riluce sotto il cielo pallido e attorno a noi il silenzio è profondo” – Giuseppe de Nittis.

La neve è uno di quegli elementi che ha il potere di incantare ed emozionare le persone; i bambini in primo luogo, per il suo aspetto così soffice e lattiginoso, dolce e giocoso allo stesso tempo, ma anche gli artisti, che sono rimasti fanciulli nell’animo e che vedono nella sua consistenza, materica ed evanescente insieme, infinite possibilità di rappresentazione, di modulazione della luce, con i giochi di colori e i passaggi di tonalità, ma anche di sfida perché non c’è niente di più complicato che raffigurare qualcosa di sfuggente per natura, un elemento bianco su uno sfondo bianco, senza perdere la sua essenza e senza togliere quell’effetto di magia che scaturisce dai fiocchi che scendono dal cielo.

Tra i primissimi a rendere la neve protagonista delle proprie opere è stato il fiammingo Pieter Bruegel, che tra il 1565 e il 1567 realizzò numerose tavole ambientate in un paesaggio immacolato, fiabesco e sospeso nel tempo, dove la neve tutto avvolge e tutto mitiga, anche gli orrori della storia. Quasi non ci si accorge delle efferatezze dei carnefici che uccidono bambini incolpevoli nella Strage degli innocenti (1565-66, Hapton Court Palace, Royal Gallery), episodio biblico trasportato in un tranquillo villaggio delle Fiandre del Cinquecento, interamente coperto di neve e non scalfito dalla violenza.

Pieter Bruegel, La strage degli innocenti, 1565-66, Hapton Court Palace, Royal Gallery

Pieter Bruegel, La strage degli innocenti, 1565-66, Hapton Court Palace, Royal Gallery

Pieter Bruegel, Cacciatori nella neve, 1565, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Pieter Bruegel, Cacciatori nella neve, 1565, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Tutt’altra atmosfera si respira nei Cacciatori nella neve (1565, Vienna, Kunsthistorisches Museum), dove si contrappongono da un lato la fatica e i disagi sorti dalla presenza massiccia della neve, esplicitata dai cacciatori e dagli uomini al lavoro per accendere il falò, e dall’altro lato la spensieratezza delle piccole figurine che pattinano e giocano a curling sul lago ghiacciato.

Il secolo per eccellenza della neve in pittura è stato tuttavia l’Ottocento; gli impressionisti amavano cogliere i sottili effetti di trapasso da un colore all’altro e il cambiamento della luce, a seconda della stagione, delle condizioni atmosferiche, del momento della giornata, così come adoravano registrare su tela pioggia, nebbia, vento e neve. Il vero maestro della neve in questo periodo è probabilmente Claude Monet, che le dedicò decine di opere, ambientate soprattutto a Parigi e dintorni, ma anche in Normandia e nella fredda Norvegia, dove l’atmosfera è diversa e più selvaggia rispetto alla elegantissima Ville Lumière, ma rimane immutata la suggestione dei colori, che si rifrangono sui cristalli di ghiaccio come mille prismi, creando sfumature inaspettate. È evidente nel quadro La gazza (1869, Parigi, Musée d’Orsay), giocato su un meraviglioso effetto di luci e ombre, di grigi, azzurri e bruni, dove il tempo si è fermato e l’unico testimone è una gazza solitaria, oppure nella fitta nevicata della brumosa Neve ad Argenteuil (1874, Boston, Museum of Fine Arts), che sposa alla perfezione il principio per cui “il bianco in natura non esiste: il colore della neve dipende dalla condizione climatica del momento”.

Claude Monet, La gazza, 1869, Parigi, Musée d'Orsay

Claude Monet, La gazza, 1869, Parigi, Musée d’Orsay

Claude Monet, Neve ad Argenteuil, 1874, Boston, Museum of Fine Arts

Claude Monet, Neve ad Argenteuil, 1874, Boston, Museum of Fine Arts

Il parigino d’adozione Giuseppe De Nittis amava molto la neve e ci ha lasciato alcune tele piene di poesia e dolcezza, dove una Parigi silenziosa e incantevole si ritrova avvolta in una candida coltre, mentre il cielo è grigio e coperto, pronto a nevicare ancora. Tra i parchi alberati e i palazzi eleganti la giovane moglie Léontine, fasciata nei suoi abiti alla moda, corre e gioca assieme a due buffi cagnolini, emozionati per la novità (Sulla neve, 1875, collezione privata), oppure si diverte a pattinare su un laghetto ghiacciato (La pattinatrice, 1875, Dunkerque, Musée des Beaux-Arts). Il bianco non è puro e piatto, ma è combinato con grigi e azzurri a creare un effetto unico di movimento e grazia, così come si vede nell’opera Effetto di neve (Immagine di Copertina – 1880, Barletta, Pinacoteca De Nittis), che richiama i paesaggi innevati dell’arte giapponese e venne descritto all’epoca come “una vera sinfonia del bianco”.

Giuseppe de Nittis, La pattinatrice, 1875, Dunkerque, Musée des Beaux-Arts

Giuseppe de Nittis, La pattinatrice, 1875, Dunkerque, Musée des Beaux-Arts

 

Giuseppe de Nittis, Sulla neve, 1875, collezione privata

Giuseppe de Nittis, Sulla neve, 1875, collezione privata

E proprio nell’arte giapponese troviamo alcune delle opere più toccanti e idilliache del senso di pace e tranquillità, che è capace di infondere la neve nell’animo umano. Andô Hiroshige, amatissimo da Monet che ne collezionò numerose stampe, ci ha lasciato così tante silografie di paesaggi innevati da avere l’imbarazzo della scelta. Sotto il peso della neve, la natura appare selvaggia e grandiosa come non mai, ma emerge anche un sentimento di sacralità del luogo, che non schiaccia l’uomo, bensì lo accompagna e lo invita alla meditazione e al raccoglimento interiore (Lago di Inokashira: veduta del santuario di Benzaiten con la neve, 1844-48). Le gradazioni di bianchi e grigi del manto nevoso poi esaltano i pochissimi colori presenti nelle sue opere; il blu di fiumi e laghi, il rosso di cartigli ed edifici, nonché degli abiti delle poche figure presenti (Ochanomizu, 1853).

Andô Hiroshige, Ochanomizu, 1853, dalla serie Luoghi celebri di Edo

Andô Hiroshige, Ochanomizu, 1853, dalla serie Luoghi celebri di Edo

Andô Hiroshige, Lago di Inokashira: veduta del santuario di Benzaiten con la neve, 1844-48, dalla serie Luoghi famosi di neve, luna e fiori

Andô Hiroshige, Lago di Inokashira: veduta del santuario di Benzaiten con la neve, 1844-48, dalla serie Luoghi famosi di neve, luna e fiori

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.

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