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La fotografia. Un percorso sull’invenzione del XIX secolo

William Henry Jackson mentre riprende

Da sempre gli artisti hanno cercato, attraverso vari modi, di rappresentare la realtà: in preistoria venivano riportate sulle pareti delle rocce scene di vita quotidiana come la caccia; nell’Antica Grecia e nel Rinascimento era di uso comune ritrarre e scolpire i corpi nudi dei modelli; Courbet, con i suoi soggetti di lavoratori, rappresentava il massimo del realismo; nell’Impressionismo i quadri racchiudevano paesaggi dipinti al momento; nel puntinismo di Seurat i paesaggi erano composti da tanti piccoli puntini realizzati minuziosamente; nei paesaggi e nelle nature morte di Van Gogh si scorgono le pennellate inconfondibili del suo stile; Picasso cerca di rappresentare la realtà attraverso una visione tridimensionale degli elementi. L’invenzione della fotografia, nel XIX secolo, costituisce di conseguenza la realizzazione di un sogno antico. 

La fotografia altro non è che una forma di restituzione prospettica automatica.

Le prime ricerche su questa nuova tecnica si hanno già alla fine del XVIII secolo, quando il progresso scientifico consente la messa a punto delle prime camere ottiche, nel quale il modello più semplice consisteva in una cassettina di legno di dimensioni non superiori ad una scatola di scarpe, dotata di un sistema mobile di lenti (obiettivo) che, una volta puntato sul soggetto, lo rifletteva su uno specchio interno di 45 gradi che a sua volta riproiettava il soggetto capovolto su un vetro smerigliato. Ponendo un foglio di carta lucida sul vetro era possibile ricalcare per trasparenza l’immagine prospettica del soggetto. Per quanto fosse un inizio geniale, si può capire che il limite stava nel fatto che necessitava pur sempre l’intervento manuale.

Nei primi decenni dell’Ottocento, invece, grazie alla chimica si sviluppa lo studio di nuovi materiali. E poiché ogni immagine proiettata sul vetro smerigliato della camera ottica altro non è che un fascio luminoso, sostituendo al vetro una lastra spalmata di sostanze sensibili alla luce, si nota che la luce stessa si imprime sulla lastra sensibile lasciando un’impronta permanente dell’immagine proiettata dall’obiettivo. Nasce così la fotografia.

La prima vera ripresa fotografica venne realizzata nel 1827 dal chimico e fisico francese Nicéphore Niépce, che mise a punto anche il relativo apparecchio. Si trattava di una camera ottica il cui vetro smerigliato venne sostituito da una lastra di peltro. La fotografia, la cui esposizione richiese ben otto ore, costituisce il primo esempio di ripresa diretta dal vero senza alcun intervento manuale.

Prima vera fotografia: Nicéphore Niépce, "Veduta dalla finestra dello studio dell'autore", 1827.

Prima vera fotografia: Nicéphore Niépce, “Veduta dalla finestra dello studio dell’autore”, 1827.

Al pittore, scenografo e inventore francese Louis-Jacques Mandé Daguerre si deve invece nel 1838 il brevetto della dagherrotipia, una forma di rappresentazione fotografica che consente nell’impressionare con la luce di una camera ottica una lastra di rame argentata che, ossidandosi facilmente in presenza della luce, imprimeva sulla lastra l’immagine al negativo. Alla fine però, l’utilizzo di particolari sali di mercurio, favoriva l’inversione dell’immagine riconvertendo gli scuri in chiari e viceversa, come nella realtà. Il limite di questa tecnica, però, stava nel fatto che i sali di alluminio trasformavano la pellicola in negativo in positivo, cancellando il primo; non era quindi più possibile realizzarne delle copie, come invece nell’invenzione precedente.

Nel 1877 Eadwear Muybridge, fotografo anglo-americano, eseguì la prima serie di fotografie di soggetti in movimento (cavalli, gatti, cervi, scimmie, rapaci, fanciulle, bambini, ricchi signori, figure nude…). Questo fu un grande passo avanti per la fotografia, poiché funse da base per gli sviluppi della cinematografia.

Eadwear Muybridge, Pandora mentre salta un ostacolo, 1855.

Eadwear Muybridge, Pandora mentre salta un ostacolo, 1855.

Da qui, le persone più agiate andarono dai fotografi affinché questi imprimessero l’immagine del loro profilo nelle foto, in modo da avere un ritratto personale della loro figura. Essendo ovviamente foto ancora in bianco e nero, i più esperti potevano acquerellare la foto cosicché risultasse a colori e realisticamente più fedele alla realtà.

Gaspard Félix Nadar, Ritratto di Sarah Bernardt, 1859. Fotografia

Gaspard Félix Nadar, Ritratto di Sarah Bernardt, 1859. Fotografia

Con la fotografia si hanno quindi soggetti nettamente più realistici rispetto alla pittura, e in più a prezzi inferiori. Con l’avanzare di questa nuova tecnica, però, la pittura perde sempre più rilevanza e importanza. Ma i pittori sanno come gestire la cosa, infatti nelle loro opere concentrano maggiormente l’analisi psicologica dei personaggi o le emozioni che volevano trasmettere; reciprocamente, invece, la fotografia deriva dalla pittura molte delle principali regole di composizione e di inquadratura, nonché il bilanciamento delle luci e delle ombre.

Fotografia e pittura sono quindi due mondi a sé stanti, ma in fondo molto legati fra loro. Sicuramente dobbiamo oggi le nostre conoscenze un po’ all’una e un po’ all’altra…

camera ottica

XVII secolo: modelli di camera ottica simili a questo venivano impiegati da molti vedutisti per ricavarne schemi prospettici da impiegare nella realizzazione dei propri dipinti (es. Canaletto).

prima_fotocamera

1839: la prima fotocamera prodotta in serie, realizzata da Alphonse Giroux, consisteva in una grossa scatola di legno, sul quale fondo viene inserita la lastra spalmata con un’emulsione fotosensibile.

george-eastman_prima fotocamera portatile

1888: venne prodotta la prima fotocamera portatile, grazie all’imprenditore statunitense George Eastman, consistente in una cassetta di legno di minori dimensioni rispetto alle macchine precedenti; si ottengono da questo macchinario fotografie istantanee, in modo che i soggetti non sono più tenuti a stare in posa.

Leitz Camera

1925: la ditta tedesca di apparecchiature ottiche di precisione Leitz  immette sul mercato la Leica (abbreviazione di Leitz Camera); piccola, leggera, maneggevole, dotata di un corpo metallico e di un’ottica eccellente, utilizza per la prima volta il formato 24×36 modella pellicola in caricatori da 35 mm.

KODACHROME_prima pellicola multiposa colori_Kodak

1935: nasce la prima pellicola multiposa a colori, prodotta dal marchio statunitense Kodak, per le sempre più popolari e diffuse fotocamere da 35 mm.

Reflex_Nikon

1959: dopo oltre venti anni di continui perfezionamenti, le fotocamere reflex (nelle quali, cioè, è possibile osservare direttamente nel mirino l’esatta area di ripresa) diventano lo strumento più utilizzato sia a livello amatoriale sia per molti professionisti.

Canon

1975: entra in scena il primo prototipo della macchina fotografica digitale, ideato dall’ingegnere della Kodak Steven Sasson. -Una fotocamera digitale è in quasi tutti gli aspetti come una fotocamera convenzionale, se non per il fatto che invece della pellicola fotografica in rullino usa un sensore elettronico che può essere di diversi tipi; questo acquisisce l’immagine che successivamente viene convertita in una sequenza di informazioni digitali ed adeguatamente elaborate andranno a formare un file (archivio)-. La presentazione ufficiale di una macchina digitale si ha invece nel 1981 con la Sony Mavica, la quale registra le immagini su floppy disk; mentre la prima macchina completamente digitale si ha nel 1988 con la Fuji DS-1P, che registra le immagini su flash card removibili. Questa nuova invenzione apre la concorrenza tra la digitale e le pellicole in bianco e nero, le quali nel 2005 sono destinate ad uscire di scena.

Deborah Barbazza
Di: Deborah Barbazza

Nata a Mestre nel settembre 1993, mi sono appassionata da subito al mondo del Disegno e dell’Illustrazione, interessi che ho approfondito frequentando dapprima il Liceo Artistico e, attualmente, l’Accademia di Arti Figurative e Digitali Padova Comics, con specializzazione in Illustrazione. Nonostante il diploma in Grafica Pubblicitaria, adoro il Disegno a Mano Libera e sto sviluppando un forte legame verso delle tecniche che ho conosciuto e sperimentato da poco: l’Acrilico e l’Acquerello. Ho scelto di entrare a far parte di FineArtsMag perché credo in questo progetto e penso che possa essere uno spazio importante per aiutare ad accrescere l'interesse verso lo splendido mondo dell'Arte, conosciuto sì, ma non ancora abbastanza!

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