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Musée du Louvre: il Contemporaneo che non ti aspetti

Cy Twombly, The ceiling, 2010 part

In Copertina: Cy Twombly, The ceiling, 2010 – Particolare

Il Museo del Louvre è uno di quei luoghi considerati templi dell’arte, dell’archeologia e della storia in generale, una vera e propria istituzione secolare, che mette quasi soggezione per i capolavori che accoglie all’interno, per l’edificio, così imponente, maestoso e riccamente decorato, per la fama che ha nel mondo intero, dove non serve nemmeno dire “di Parigi”, tutti sanno cos’è e dove si trova. Nelle sue infinite sale, per vedere le quali non basterebbe una settimana intera, figuriamoci qualche ora, ci sono reperti e opere di ogni epoca e stile, soprattutto dell’antichità: la Grecia classica e la Roma imperiale, l’Egitto faraonico e l’Iran mesopotamico, ma anche il Rinascimento, il Barocco, il Neoclassico, solo per citare i più famosi e i più rappresentati.

Eppure se si ha la pazienza e il tempo di scovarli, e soprattutto di guardarli, lasciando perdere per un attimo i capolavori elencati nella guida, si possono vedere anche dei lavori curiosi, bizzarri per un posto del genere, ma allo stesso tempo armoniosi e per nulla estranei ai fastosi ambienti museali.

Claude Léveque

 

L’opera più eclatante degli ultimi mesi si vede ancora prima di entrare nel museo ed è un fulmine rosso fuoco che saetta al centro della celeberrima piramide di Ieoh Ming Pei: si tratta di Claude Lévêque, cui sarà dedicata tra l’altro una mostra monografica quest’anno. Tra i temi prediletti dell’artista francese, c’è proprio la luce e il neon è tra i suoi materiali più utilizzati, quindi non stupisce che per creare qualcosa di spettacolare, che colpisse i milioni di visitatori che accorrono al museo ogni anno, si sia concentrato su questi particolari. La piramide sembra davvero attraversata da un fulmine infuocato, un’ammonizione divina, che non può fare altro che aumentarne il fascino, soprattutto di sera, quando l’illuminazione risalta nell’oscurità della piazza. L’installazione è stata inaugurata nell’aprile del 2014 e c’è tempo ancora per qualche mese per poterla ammirare, prima che venga tolta (o forse no?).

Ansel Kiefer, Athanor

Ansel Kiefer, Athanor

Tra uno scalone e l’altro del dipartimento di Antichità egizie, sicuramente uno dei più visitati, troviamo invece ben tre opere di Anselm Kiefer, l’artista tedesco che vive ormai da decenni in Francia. Il primo lavoro è stato commissionato direttamente dal museo nel 2007 ed è destinato a restare in maniera permanente nell’ambiente, dato che si tratta della decorazione pittorica di una parete (Athanor). Una commissione di questo tipo del resto non deve meravigliare e non è nuova per l’istituzione parigina, che nei secoli passati ha incaricato maestri del calibro di Delacroix (la Galerie d’Apollon) e Braque (le colombe del soffitto della sala Enrico II nel 1953)  di decorare soffitti di importanti sale del palazzo. Proprio con questo intento, di mecenatismo e di continua sperimentazione nel campo delle arti, è stato scelto l’artista tedesco, che ha creato una pittura ispirata ai riti funerari, forse una delle parti più importanti e conosciute della cultura egizia.

Anselm Kiefer, Danae

Anselm Kiefer, Danae

 

Kiefer, il quale ama lavorare con materiali organici come i semi, al Louvre sceglie materiali scultorei più tradizionali, come il piombo e l’oro, che danno una solidità consona al luogo, ma allo stesso tempo l’uso del metallo non vanifica la sensazione di ariosità e leggerezza delle sue opere. I fiori di alluminio del suo Hortus conclusus (2007), continuano ad avere un aspetto organico, nonostante il colore grigio fumo, e sembrano ergersi fragili da un’aiuola di gesso. La sua Danae richiama nel titolo un soggetto tipico di tanti quadri dal Rinascimento in avanti, ma niente è più lontano dall’evocare le morbide rotondità del corpo della giovane. Ciò che permane del mito classico è invece la pioggia d’oro, ai piedi della pila di libri pericolanti, ma non c’è nessuna fanciulla a raccoglierla e ad accettare tra le sue braccia un amante proibito.

Anselm Kiefer, Hortus Conclusus

Anselm Kiefer, Hortus Conclusus

L’altro artista contemporaneo chiamato a esporre qualcosa di spettacolare nelle sale del museo è l’americano Cy Twombly (scomparso nel 2011), che in una delle numerose sale dedicate alle antichità greche (sala dei bronzi dell’ala Sully), ha creato un cielo blu cobalto, come non se ne vedevano dai tempi di Giotto e Michelangelo (The Ceiling, 2007-2009). Anche nel suo caso c’è la volontà di richiamare in qualche modo il luogo che va ad accogliere la sua opera perché al centro del suo soffitto (in realtà una tela montata sull’intonaco) campeggiano dei cartigli coi nomi dei principali scultori ellenici, scritti in caratteri greci, il tutto scandito da grandi sfere gialle, blu scuro, nere, che sembrano quasi galleggiare nel mare Egeo o nello spazio più remoto e profondo.

Cy Twombly, The ceiling, 2010

Cy Twombly, The ceiling, 2010

Ultima in ordine di tempo è la realizzazione architettonica del duo Rudy Ricciotti e Mario Bellini, che hanno coperto la nuova ala delle Arti islamiche, nella Cour Visconti, con una vela dorata, come mossa dal vento, che anima gli stucchi e i marmi del palazzo. Nel 2010, era stata invece la volta del francese François Morellet di cimentarsi con un complemento architettonico, realizzando una serie di vetrate per l’austero scalone del vecchio Ministero delle Finanze, che moltiplicano le prospettive e ricordano un po’ gli orologi delle stazioni parigine (prima fra tutte la “Gare d’Orsay”).

Rudy Ricciotti e Mario Bellini, Cour Visconti

Rudy Ricciotti e Mario Bellini, Cour Visconti

Se avete già visitato il museo, ora avete un’ottima ragione per tornarci e scoprire qualcosa di diverso, altrimenti uscite dagli schemi e tuffatevi nel contemporaneo, all’interno della culla delle antichità.

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.

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