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Tra Cubismo e Dada, un Nudo che scende le scale

Conofotografia

In Copertina: Eadweard Muybridge, Figura umana che scende una scala, 1872, cronofotografia, Londra, V&A Museum

Marcel Duchamp: le parole che suscita questo nome sono genio, inventiva, novità, arte contemporanea, incomprensione, ready – made, concettualismo, ma anche pittura.

La recente mostra ”Marcel Duchamp, la peinture même?” al Centre Pompidou di Parigi prova la forte connessione che vigeva tra l’inventore dell’arte non – pittorica con il più tradizionale dipinto. Il suoi quadri sono esposti vicino alle sue opere più famose, tra le quali la Ruota di bicicletta e Il Grande Vetro.

Duchamp non iniziò a sconvolgere il pubblico colto delle avanguardie storiche con l’Orinatoio, bensì dal Nudo che scende le scale N. 2, opera realizzata nel 1911 e rifiutata dalla rappresentanza cubista al Salon des Indépendant del 1912.

Marcel Duchamp, Nudo che scende le scale n. 2, 1912, olio su tela, 146 x 88 cm, Philadelphia, Museum of Art, Collezione Walter e Louise Arensberg

Marcel Duchamp, Nudo che scende le scale n. 2, 1912, olio su tela, 146 x 88 cm, Philadelphia, Museum of Art, Collezione Walter e Louise Arensberg

I suoi colleghi e amici cubisti, ai quali si legava anche poeticamente, denigrarono l’opera, sottolineando che non potesse rientrare nel loro ambito. Il quadro riprendeva solo ironicamente le condizioni cubiste, a partire dal titolo che spiegava puntigliosamente cosa volesse rappresentare. Così, Duchamp si discostava dall’esperienza cubista per passare a qualcosa di nuovo. Venne accusato di meccanicismo, e non poteva non esserlo! Per la composizione si ispirò direttamente alle foto di Étienne-Jules Marey e Eadweard Muybridge, che sperimentarono nella seconda metà dell’Ottocento la tecnica della cronofotografia.

Si ispirava in particolare a Figura umana che scende una scala di Muybridge, ora conservata al Victoria & Albert Museum di Londra. A livello pittorico si avvicinava a qualcosa sempre molto vicino all’idea di movimento: il Futurismo. Questa influenza è magistralmente rievocata alla mostra di Parigi con l’accostamento alla Bambina che corre sul balcone del futurista italiano Giacomo Balla, quadro del 1912, anch’esso ispirato dalla cronofotografia.

Giacomo Balla, Bambina che corre sul balcone, 1912, olio su tela, 125 x 125 cm, Milano, Civiche raccolte d’arte, Collezione Grassi

Giacomo Balla, Bambina che corre sul balcone, 1912, olio su tela, 125 x 125 cm, Milano, Civiche raccolte d’arte, Collezione Grassi

Mentre in Europa si negava ormai l’appartenenza di Duchamp al movimento cubista, dall’altra parte del mondo l’opera venne presentata con tutti gli onori alla collettiva Armory Show di New York nel 1913. Qui, nonostante la negazione da parte dei circoli europei, il quadro venne letto come emblema indiscusso del decennio delle avanguardie.

Così, l’arte di Duchamp si evolveva per trovare il suo apice in ambito Dada con Fountain del 1917.

Il suo dipinto rimase nel paese dove meglio venne compreso: è oggi conservato al Museum of Art di Philadelphia.

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"

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