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A spasso per la Parigi di Delacroix

libertà che guida il popolo

Tutto è desolazione, massacri, incendi” – Charles Baudelaire.

Parigi è la culla dell’Arte Francese, ça va sans dire. Ogni artista francese che si rispetti ha soggiornato almeno per qualche giorno nella Ville Lumière, per poi esserne travolto e influenzato, consciamente o no. Ma solo uno può vantare quadri nel museo più famoso del mondo, affreschi in palazzi da sogno, un museo-atelier, un testamento pittorico in una chiesa e la tomba al Père-Lachaise, il tutto senza muoversi da Parigi e a qualche fermata di métro l’uno dall’altro o addirittura a pochi passi.

Il Museo Delacroix a Parigi

Il Museo Delacroix a Parigi

Eugène Delacroix (1798-1863) ebbe la fortuna di trasferirsi nella capitale francese già da piccolo, in seguito alla morte del padre (la cui identità resta un vero mistero) e di crescere in un’epoca di passaggio; gli anni della Rivoluzione erano appena terminati, ma non le rivolte e i cambiamenti, che segneranno tutto il XIX secolo. Così non sorprende che egli sia ritenuto il primo dei Romantici e che la sua pittura sia tutta una rivoluzione, nella stesura e nella scelta del colore, nella rottura delle regole accademiche, nel disegno indefinito e impreciso, nei soggetti riletti in chiave sociale, nel movimento a tutti i costi. E ciononostante il passato in lui non viene mai meno: la classicità, Michelangelo, Rubens, Dante e Shakespeare sono sempre lì, presenti ma non limitanti, seguiti ma non copiati.

Per approcciarsi alla figura e all’opera di Delacroix il primo posto dove andare è il Louvre, che conserva alcuni dei capolavori su tela del pittore, realizzati nella prima parte della sua carriera. Nella galleria dei grandi dipinti francesi si susseguono uno dopo l’altro Il massacro di Scio (1824), La morte di Sardanapalo (1827-28), La libertà che guida il popolo (1830 – Immagine di Copertina). E non è un caso se Baudelaire, grande estimatore di Delacroix, scrisse a proposito: [nella sua pittura] «tutto è desolazione, massacri, incendi».

Delacroix_-_La_Mort_de_Sardanapale_(1827)

La morte di Sardanapalo, 1827-28, Louvre

Per farsi un’idea precisa delle parole del poeta basta guardare proprio le enormi tele del Louvre; ne Il massacro di Scio donne e bambini giacciono a terra morenti, mentre alle loro spalle le campagne sono devastate e incendiate. Ne La morte di Sardanapalo il leggendario re assiro, prima di suicidarsi, fa distruggere tutte le sue ricchezze e ammira dall’alto del suo letto la carneficina delle sue donne e dei suoi cavalli. Ne La Libertà che guida il popolo una donna è la personificazione della Libertà e la portabandiera dei rivoltosi, che camminano su un tappeto di cadaveri. Tuttavia i suoi quadri non sono solo eccidi e distruzioni; sono denunce contro la società, che pone a un rango inferiore la donna, contro gli eserciti, che trucidano persone innocenti, contro la guerra e la violenza.

Nella Francia ottocentesca erano però le grandi opere pubbliche a sancire il successo di un artista e Delacroix ebbe l’opportunità di cimentarsi molto spesso con questo genere: Palais Bourbon (1833), Palais du Luxembourg (1840), Hôtel-de-Ville sono alcuni degli edifici pubblici che ebbe l’onore (e l’onere) di decorare e gli affreschi che vi lasciò decretarono il suo trionfo.

La Sala del Re a Palais Bourbon, 1833

La Sala del Re a Palais Bourbon, 1833

La biblioteca del Palais du Luxembourg, 1840

La biblioteca del Palais du Luxembourg, 1840

Già nel 1849 gli era stata affidata la decorazione della Cappella des Saints-Anges, all’interno della chiesa di Saint-Sulpice (resa celebre di recente dal Codice da Vinci) ma, a causa degli impegni civili e del precario stato di salute, poté impegnarsi in questa nuova impresa solo tra il 1854 e il 1861. Vista l’intitolazione agli Angeli, Delacroix scelse tre episodi dove i protagonisti sono gli angeli: sul soffitto San Michele sconfigge il demonio, sui muri laterali La lotta di Giacobbe con l’Angelo ed Eliodoro scacciato dal Tempio. La critica non fu concorde nell’apprezzare quello che resta il testamento pittorico di un grande maestro; non venne capita la muscolatura possente e brutale di Giacobbe, così michelangiolesca, né la scelta di ambientare due episodi nella natura rigogliosa di colori e sfumature anziché negli accademici sfondi architettonici (cosa che invece fece per Eliodoro). Non venne compresa quindi la sua modernità e la portata che avrebbe avuto sugli impressionisti di lì a poco, né la passione fisica e intellettuale riposta in questo ultimo importante progetto.

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La lotta di Giacobbe con l’Angelo, 1854-61, Chiesa di Saint-Sulpice

San Michele sconfigge il Demonio, 1854-61, Chiesa di Saint-Sulpice

San Michele sconfigge il Demonio, 1854-61, Chiesa di Saint-Sulpice

L’ultimo luogo in ordine di tempo legato alla figura del pittore è l’atelier che occupò negli ultimissimi anni della sua vita, tra il 1858 e il 1863, ormai vecchio e debilitato dalla malattia, per stare più vicino alla sua ultima grande commissione, la chiesa di Saint-Sulpice. L’abitazione si trova a due passi dall’abbazia di Saint-Germain-des-Prés e proprio qui morì il 13 agosto 1863, in solitudine, assistito solo dalla fedele governante Jenny. All’interno di questo edificio è stato allestito il Musée Delacroix, che conserva opere giovanili, schizzi e dipinti di piccolo formato, certamente lontani dal fasto del Louvre, ma che ci restituiscono una dimensione più intima e raccolta del pittore, grazie al calore avvolgente del legno che arreda per intero la casa e grazie al piccolo giardino quasi nascosto.

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.