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Alla Maniera di Venere

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In Copertina: dall’ immagine “Allegoria di Venere e Cupido” - particolare della Follia

Agnolo Bronzino nasce a Monticelli di Firenze nel 1503 e nella consuetudine del passaggio dalla bottega, il suo stile si forma nell’atelier di Pontormo e basa quindi le sue basi sulla cultura figurativa di Rosso Fiorentino e di Michelangelo. Per questi motivi l’ambito stilistico di questo periodo è chiamato Manierismo: fino allo sviluppo del Barocco, le forme tipiche dell’arte figurativa rimasero molto legato a quelle dell’ultimo Rinascimento, riproducendo sempre la stessa maniera, penalizzate anche dallo stretto controllo della Chiesa dopo la Controriforma. Fino all’Ottocento la storiografia artistica definiva come manieristico anche il barocco stesso, definendo tutto il periodo come decadente, alla stregua della critica al Medioevo. Uscito di bottega Bronzino diventa il pittore favorito di Cosimo I, che gli commissiona l’allestimento degli ambienti interni di Palazzo Vecchio a Firenze. Decora la camera della duchessa Eleonora di Toledo, la stessa che ritrae nell’emblematico quadro del 1545 dove la disegna con il figlioletto a fianco. Questo è un classico esempio del «ritratto di stato»: il personaggio è raffigurato di tre quarti in modo fisso e ieratico, e mostra attraverso i particolari degli abiti e degli accessori il suo rango sociale, definendo in moda minuziosa i tratti fisionomici ma senza darvi il minimo spirito espressionistico che si poteva trovare nella ritrattistica dei primi del Cinquecento. Cosimo I come altri fa uso di questo ottimo mezzo di propaganda servendosi del Bronzino. Nell’abito di Eleonora e nel suo volto fermo si notano le influenze che ha trasportato lei stessa dalle corti spagnole.

Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni , olio su tavola, 1545

Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni , olio su tavola, 1545

Il linguaggio del pittore è pieno di riferimenti non solo figurativi ma anche poetici. Questa tendenza è ben espressa nell’opera della National Gallery di Londra, l’Allegoria di Venere e Cupido, sempre del 1545. L’opera è un olio su tavola appartenente all’Inghilterra dal 1860, ed è circa 1 metro e 50 per 1 metro e 20. Fu commissionata da Cosimo per essere donata al re francese Francesco I. Il pittore compie un’allegoria pura dell’amore sensuale, ma non solo, rendendo difficile una decisiva lettura iconografica. Al centro della composizione una morbida Venere tornita dai colori freddi e smaltati si contorce in una figura a ‘’S’’ mentre viene corteggiata da Amore, anch’esso in una difficile posizione contorta di ispirazione michelangiolesca. Il pube di lei e il sedere di lui vennero coperti, fin quando non furono ripristinati in un restauro novecentesco. Nell’angolo in alto a destra il Tempo, Genio alato che porta una clessidra sulla schiena, pone un velo azzurro oltremare sui personaggi accompagnato dalla Verità. Nell’iconografia controriformista il Tempo rappresentava ciò che cancella ogni piacere terreno, come quello dell’amore passionale, appunto. Sotto di lui entra in scena un putto raffigurante la Gioia dell’amore lancia petali di rosa sugli amanti, ma nel mentre si punge un piede con delle spine. Dietro, un’ambigua figura dal volto di fanciulla e il corpo da rettile e zampe da leone potrebbe rappresentare l’inganno amoroso. Le mani della Chimera sono invertite e si tratta di fatto di un inganno: Amore sfila le perle alla Madre mentre lei ruba una delle sue frecce. Sulla sinistra dell’opera, dietro Amore si dispera irata una figura che potrebbe sia rappresentare la Gelosia, la Follia, ma anche la Sifilide, epidemia a trasmissione sessuale diffusissima al tempo. In basso a destra due maschere antiche rappresentano forse un Satiro e una Ninfa, a sottolineare l’ambiguità del rapporto sensuale.

Allegoria di Venere e Cupido, olio su tavola, 1545

Allegoria di Venere e Cupido, olio su tavola, 1545

Le relazioni più importanti dell’artista furono con il Pontormo e con l’allievo Allori e queste ebbero sicuramente una fortissima influenza artistica sul pittore, soprattutto in questi temi, apparendo come un sottile e accettato evasore delle regole controriformistiche. Convisse con l’Allori fino alla sua morte avvenuta a Firenze nel 1572.

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"