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Art in Plastic (it’s Fantastic!) – L’Arte Contemporanea e la Plastica

Construction in Space with Crystalline Centre 1938-40 by Naum Gabo 1890-1977

In copertina: Naum Gabo, Construction in space with crystalline centre, 1938-40, Londra, Tate Britain

Ormai è impossibile immaginare un mondo contemporaneo senza Plastica e l’Arte Contemporanea non fa eccezione, a giudicare dalla massiccia presenza di questa materia in ogni sua forma, compresi i Colori Acrilici e le Resine. La plastica è una vera e propria Icona del Novecento, della società dei consumi e dei suoi valori intrinseci; è bella, colorata, allegra, giocosa, facile e immediata, ma allo stesso tempo è finta, temporanea, instabile, poco resistente, destinata a rovinarsi e a deperire in fretta.

Nel corso dei decenni sono stati numerosi gli artisti che si sono dedicati in maniera massiccia a questo medium estremamente duttile, capace di essere trasformato in qualsiasi forma immaginabile, o, al contrario, di essere lasciato amorfo, fino addirittura a poter essere bruciato per creare effetti del tutto inaspettati. Fu il Costruttivista Naum Gabo a intuire per primo le possibilità estetiche che la plastica offriva all’arte poiché era un materiale facile da lavorare, trasparente e leggero, che consentiva di indagare quegli effetti di luce, trasparenza, leggerezza, tanto amati dagli Avanguardisti, contro la pesantezza e la matericità di marmo e bronzo. Il problema di questo materiale era però la Scarsa Stabilità e la tendenza alla Deteriorabilità, tanto che la maggior parte delle opere di questo periodo sono andate distrutte.

gabo_testa di donna_1917-20_celluloide e metallo_moma

Naum Gabo, Testa di donna, 1917-20, NY, MoMA

La vera svolta nella sperimentazione dei polimeri sintetici avvenne negli Anni Trenta, quando venne introdotto sul mercato il Plexiglas (polimetilmetacrilato), che aveva caratteristiche fisiche e ottiche migliori della celluloide. Pioniere nell’uso del plexiglas fu nuovamente Gabo con un’opera come “Construction in space with cristalline centre” (1938-40, Londra, Tate Gallery), dove costruì un solido con piani trasparenti e aerei che mettevano in risalto la leggerezza del nuovo materiale.

Gli Anni Sessanta e Settanta segnarono un’altra tappa in avanti, nell’arte così come nella vita quotidiana, da una parte con un Artista Pop come Oldenburg, che utilizzava il Vinile Imbottito o PVC per creare repliche di oggetti banali e abituali (in primis il cibo), e dall’altra con un Nouveau Réaliste come César, il quale realizzava davanti al pubblico delle Espansioni di schiuma di poliuretano, un materiale che si solidifica progressivamente al contatto con l’aria. Le nuove e infinite possibilità offerte dalle materie plastiche influenzarono anche un artista brut come Dubuffet che, nel 1968-70, realizzò il “Jardin d’hiver”, (Parigi, Centre Pompidou), una struttura in resina epossidica e pittura poliuretana che sembra una grotta misteriosa in cui perdersi.

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César, Espansione n. 10, 1970, Milano, Museo del Novecento

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Jean Dubuffet, Jardin d’Hiver, 1969-70, Parigi, Centre Pompidou

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Duane Hanson, Young Shopper, 1973, Saatchi Gallery

Gli Anni Ottanta videro due atteggiamenti opposti nei confronti dell’arte; da una parte si colloca l’alfiere dell’Arte Povera Michelangelo Pistoletto, che creò sculture in Poliuretano Espanso (la comune gommapiuma), al posto del nobile e tradizionale marmo. Dall’altra parte invece troviamo l’inglese Tony Cragg, che riutilizzò pezzi di plastica presa dai gretti dei fiumi e dalla strada, dai colori brillanti, ma che non sono altro che rifiuti gettati dalle persone (Inghilterra vista dal Nord, 1981, Londra, Tate Modern).

Un capitolo a parte meritano i cosiddetti Iperrealisti, che propongono un realismo oltre il dato reale, dove le sculture sono realizzate con resine poliesteri e fibra di vetro a partire da calchi dal vero, quindi perfette da un punto di vista anatomico, con aggiunta talvolta di capelli, vestiti e accessori veri. I soggetti scelti però sono persone qualunque, grasse, vecchie, insignificanti, colte in atteggiamenti banali e quotidiani (come nel caso di Duane Hanson), oppure sono lasciate nude, in una maniera cruda e disarmante proprio perché fedelissima (John de Andrea), oppure possono essere soggetti distorti, deformati, con parti anatomiche ingrandite o rimpicciolite (Ron Mueck). Il lato oscuro delle materie plastiche si rivelò però già a César, quando si rese conto dei danni che gli stava causando la manipolazione indiscriminata di sostanze chimiche ancora in gran parte sconosciute, e in maniera più seria a Hanson, il cui contatto prolungato con la plastica e la fibra di vetro, gli causò il grave tumore che lo condusse alla morte nel 1996.

Britain Seen from the North 1981 by Tony Cragg born 1949

Tony Cragg, Britain seen from the North, 1981, Londra, Tate Gallery

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Loris Cecchini, Stage Evidence (Radiatore), collezione privata

Anche negli Anni Novanta e Duemila l’utilizzo della plastica in arte si dimostra un punto fermo e si apre a forme giocose e sperimentali. Le sculture urbane allegre e colorate di Niki de Saint Phalle invadono le strade e gli angoli di tutto il mondo già dagli anni Settanta, ma è proprio sul finire del secolo e nei primissimi anni Duemila che realizza alcune delle sue pietre miliari, fatte di Schiuma Poliuretana, Tessere di Vetro, Foglia d’Oro e Metallo. È il caso della alata Temperanza di Lussemburgo (1992) e del vibrante Miles Davis davanti al celebre Hôtel Negresco di Nizza (1999). Il milanese Loris Cecchini riprende in qualche modo il concetto delle soft machines di Oldenburg e l’adozione di oggetti quotidiani e banali a feticcio della nuova società iperconsumistica, ma le sue sculture sono tutt’altro che soffici poiché sono realizzate con gomma poliuretanica e rivestite di paraffina bianca, che le rende come un calco di se stesse (serie Stage Evidence, collezione privata).

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Niki de Saint Phalle, Miles Davis, 1999, Nizza, Hotel Negresco

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.