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Arte (extra)ordinaria a Montélimar

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In Copertina: Philippe Huart, Amnesia, 2014

“Il solo modo per essere seguiti, è correre più veloce degli altri” – Francis Picabia.

Il Museo d’arte contemporanea di Montélimar, alle porte della Provenza, è una realtà giovanissima, nata alla fine del 2013 che, assieme al Castello des Adhémar, si è posto l’obiettivo di far convivere l’arte più contemporanea con le preesistenze medievali e le tradizioni radicate del Midi francese. Quest’estate è di scena una collettiva di sei artisti internazionali, ma con una solida base europea, che hanno in comune solo la superficie allegra e colorata delle loro opere. Ad accoglierci sono gli animali giganti e ultrapop del belga William Sweetlove, che hanno invaso pacificamente non solo il museo, ma anche rotonde e strade della città, per divertirci (come non sorridere davanti a un barboncino oversize rosso fuoco?), ma soprattutto per farci riflettere. In primo luogo sulla fragilità del nostro stile di vita consumistico, inquinante e dissipatore, che invade l’ambiente di plastica e spazzatura di ogni tipo, in consonanza con il messaggio di Bill Culbert (in mostra sempre a Montélimar, allo Château des Adhémar).

William Sweetlove, Gatto gigante clonato con bottiglia di plastica, 2011

William Sweetlove, Gatto gigante clonato con bottiglia di plastica, 2011

Le sue creature infatti trasportano sulla schiena il peso dei nostri consumi, simboleggiati dalle bottiglie d’acqua; tartarughe, lupi, gatti, pinguini si caricano al posto nostro e vagano così per le strade, ma allo stesso modo fanno scorta di un bene fondamentale per ogni essere vivente. La conquista degli spazi urbani da parte di animali colorati fatti di poliuretano è un fenomeno in costante crescita negli ultimi anni (vedi il Funny Zoo di Marsiglia o Davide Rivalta a Ravenna), in Francia e in Italia, così come nel resto d’Europa, che coniuga l’esigenza di decoro e bello delle municipalità con creazioni artistiche originali da far conoscere al grande pubblico.

William Sweetlove, Barboncino gigante clonato

William Sweetlove, Barboncino gigante clonato

È un’arte di critica alla società dei consumi anche quella del nostrano Antonio de Pascale, che ingrandisce alcuni popolari cibi da supermercato nelle loro belle confezioni, ma poi li stravolge, mischiando le lettere, strappando l’involucro, aggiungendo immagini fuori contesto, come macchine e camion ammaccati nella tavoletta di cioccolata, o caccia militari e scarpe malridotte nei biscottini per bambini (Realtime, 2006). I suoi lavori sono un perfetto esempio di pop art del XXI secolo; in apparenza giocosi e invitanti, ma a una seconda occhiata tutto ci sembra più trasandato e fuori posto.

Antonio de Pascale, Real Time, 2006

Antonio de Pascale, Real Time, 2006

Antonio de Pascale, Microclima, 2009

Antonio de Pascale, Microclima, 2009

 

La bottiglia schiacciata (dalla serie Microclima) è poi una vera summa del meglio (?) dell’arte contemporanea più quotata, quella di cui tutti parlano e che fa spostare capitali di milioni di dollari; così troviamo lo squalo di Damien Hirst, il papa di Cattelan, il cane di palloncini di Jeff Koons, ma anche il detersivo di Andy Warhol, il ragno di Calder e lo specchio di Duchamp, tutti alla deriva tra i ghiacciai che si sciolgono, ennesimo monito ai problemi ambientali.

Il cinese (ma trapiantato a Parigi) Liu Ming adotta invece la tecnica pointilliste di Seurat e Cross per descrivere una collettività fatta di luoghi e oggetti, più che di persone; nei suoi dipinti spesso manca la presenza umana, che è evocata invece dai prodotti dell’attività e dell’ingegno umani, come gli edifici e gli oggetti d’uso comune.

Liu Ming

Liu Ming

 

Gli altri artisti in mostra sono la francese Aurélie de la Cadière, con i suoi animali antropomorfi dai colori saturi e dalle pose carnali, quasi fossero usciti da cartoon per adulti (Natività, 2003), Philippe Huart, con quelle caramelle e pillole ingigantite, troppo finte per essere vere, che occupano tutta la superficie pittorica delle sue tele (Amnesia, 2014), e infine Gaël Davrinche, con i suoi ritratti disfatti e molli, un po’ alla Francis Bacon, ma con un messaggio sociale di fondo e un aspetto molto più distorto e disturbante (Operaio modello cinese, 2013).

Extraordinaire

Extraordinaire

Un’arte ordinaria perché fatta di oggetti comuni e quotidiani, immagini facilmente riconoscibili e forme concrete, ma con un lato nascosto, più profondo, intimo, da scoprire mano a mano, in un’esplosione di fogge e colori.

(Extra)ordinaire – Montélimar, Musée d’art contemporain Saint-Martin, fino al 26 ottobre 2014.

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.