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Bacon: da Riproduzione a Produzione

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Francis Bacon si può inserire nel Novecento come uno dei più innovativi pittori dopo il fiorente periodo delle avanguardie. Le sue immagini rappresentavano un soggetto con una forma nuova, diversa, che come disse lo stesso autore doveva avere il compito di stimolare il sistema nervoso dello spettatore. Il soggetto non era mai importante quanto la forma e Bacon lo dimostrava anche senza essersi mai avvicinato all’ambito astratto. Nato a Dublino da una famiglia benestante che vantava Francesco Bacone come proprio antenato, il giovane a 16 anni era già fuggito: prima Londra, poi Parigi, Berlino. Lo studio delle sue opere giovanili è reso impossibile a causa della propensione iconoclastica dell’artista, che distrusse quasi tutta la sua opera giovanile.

«Se non fossi costretto a guadagnarmi da vivere non avrei salvato niente»

Questa indisposizione di fronte al proprio creato è sicuramente legata al fatto che Bacon imparò a dipingere completamente da autodidatta, prima ad acquerello e poi ad olio. L’artista suo contemporaneo più ammirato fu Pablo Picasso, del quale visitò una mostra durante il primo periodo parigino. Gli altri nomi ai quali si ispirò sono quelli di Velasquez, Rembrandt, Grünewald e Daumier. Insomma, artisti dai grandi capolavori, di fama storica, dalla forma classica della rappresentazione antica: quella dalla quale l’irlandese si discostava apertamente. Esiste una particolarità nel processo di raccolta di dati da cui trasse ispirazione: Bacon utilizzava solo (e in modo copioso) le riproduzioni. Anzi, nonostante la grande ammirazione per il Ritratto di Innocenzo X di Velasquez, che reputava uno dei più bei ritratti mai eseguiti e dal quale si ispirò per lo Studio del 1953 (in copertina), a Roma fece molta fatica ad accettare di vederne l’originale.

Da Muybridge: donna che riempie una brocca d’acqua e bambino paralitico a carponi, 1965, 198.12 x 147.32, Roma, collezione privata

Da Muybridge: donna che riempie una brocca d’acqua e bambino paralitico a carponi, 1965, 198.12 x 147.32, Roma, collezione privata

Ma la fotografia non aiutava Bacon solo con la riproduzione dei quadri: molti dei suoi lavori erano ispirati alle fotografie stesse. Come nel caso dell’opera fotografica di Eadweard Muybridge, classe 1830, celebre per le sue Cronofotografie, antesignane della cinematografia. Proprio da uno dei suoi lavori si ispirò per Da Muybridge: donna che riempie una brocca d’acqua e bambino paralitico a carponi, del 1965. Il quadro fa parte di quell’insieme Baconiano che, come si legge dai racconti, metteva in silenzio lo spettatore che si addentrava nella sala d’esposizione. Opere come questa mettevano l’osservatore in una situazione difficile: le immagini crude e orrifiche non rappresentavano qualcosa di fantastico o immaginario, bensì riproducevano qualcosa di assolutamente realistico, il che metteva chi guardava davanti a qualcosa di raccapricciante in quanto possibile. Le foto dalle quali si ispirò per questa opera facevano parte di un lavoro cronofotografico dove Muybridge studiò appunto la camminata a carponi di un bambino paralitico. Un’altra opera per la quale si ispira alle serie fotografiche è Due figure del 1953, che proprio per la data ci dimostra che questo tipo di studi su Muybridge andarono avanti per un ampio periodo. Se nelle cronofotografie vediamo due uomini in lotta, Bacon pose le due figure su un letto bianco, sfatto. Rese il movimento con le striature che amava utilizzare per deformare i volti e modificò la rappresentazione della lotta in una situazione passionale. L’erotismo è sottinteso dalle due figure che, l’una sull’altra, sono accasciate nel letto rivolte allo spettatore. La tastiera aiuta a rendere la situazione più realistica e comprensibile in un ambiente così scuro e ambiguo. Il tutto si pone nella tipica scatola trasparente che Bacon utilizzava spesso come espediente prospettico.

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Due figure, olio su tela, 1953, 152.4 x 116.5, Londra, collezione privata

Il pittore dimostrò quanto fosse possibile realizzare opere così imponenti sullo spettatore attraverso la propria intima ricezione delle cose intorno a lui: le foto tagliate dai giornali, i modelli e le riproduzioni dei libri si trasformavano con lui in qualcosa di totalmente diverso.

«Penso che oggi dipingere […] significhi sfruttare ciò che si offre al tuo spirito, quando esso si trovi in condizione particolarmente ricettiva.»

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"