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Cronache di Guerra: Francisco Goya

1814, 3 maggio, Museo del Prado

Alla data di oggi gli stati in conflitto nel mondo sono circa 60. Otto di questi sono in Europa. Nella storia dell’arte un ottimo precursore della cronachistica di guerra si può ritrovare in Francisco Goya (1746-1828), pittore spagnolo di stampo illuminista e dallo stile fortemente anti classico e anti accademico, in contrasto con ciò che accadeva in Europa negli anni della sua produzione. Più popolare, e non a caso compatriota, fu il Guernica di Pablo Picasso.

Una delle opere più famose di Francisco Josè de Goya Lucientes non è altro che la fotografia di un’esecuzione. Come se ne sono viste ancora tante dopo quell’anno, e ancora se ne vedono, nei paesi percorsi da conflitti interni.

[Immagine di Copertina] 3 maggio 1808: Fucilazione alla Montaña del Principe Pio, 1814, Olio su Tela, 266 x 345 cm, Museo del Prado.

3 maggio 1808: Fucilazione alla Montaña del Principe PioQuesto è il titolo dell’opera, che in sé già premette una descrizione didascalica di un avvenimento. In quell’anno le truppe napoleoniche avevano iniziato l’invasione della penisola iberica. Il 18 marzo la sommossa di Aranjuez provocò l’abdicazione del re Carlo IV, del quale Goya era ritrattista ufficiale dal 1789. Il generale Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, entrò a Madrid il 22 marzo, e così il 2 maggio scoppiò la prima rivolta popolare nella stessa città. Il dipinto a olio descrive invece le fucilazioni che avvennero il giorno seguente su comando del generale Grouchy. Il 5 maggio Carlo IV cedette a Giuseppe Bonaparte, fratello dell’imperatore, la corona del regno spagnolo.

I soldati sono rappresentati come dei rigidi manichini senza volto, che eseguono l’ordine impassibili di fronte allo sgomento che si legge nel volto dell’uomo in ginocchio con le braccia alzate. Il suo è un gesto che ricorda molto la passione cristiana e che, a livello compositivo, si rende centro dell’immagine, illuminato di una forte luce bianca che lo differenzia dai suoi compagni. Alla sua sinistra giacciono a terra le prime vittime e un frate prova a dar fede ai disperati con alcune preghiere. Alla sua destra, coloro che aspettano il proprio turno con le mani sul volto, o nel morso della bocca. È il momento appena precedente alla morte del protagonista.

Ma ancora più efficaci e più vicine allo stile didascalico e giornalistico che vede oggi la cronaca di guerra, sono le incisioni dell’artista pubblicate postume nel 1863 dall’Academia di San Fernando, in una serie dal titolo Los Desastres de la Guerra.  

L’occupazione durò fino al 1813 e, all’età di 62 anni, Goya si trovò a recuperare tutte le lastre di rame possibili, anche rovinate, per poter produrre quelle che furono ottantadue incisioni ad acquaforte di cruda verità sulle crudeltà inflitte dai francesi sulla popolazione iberica. Vennero stampate nel 1906 e oggi sono in gran parte visibili al Museo del Prado. Si vedono non solo fucilazioni, ma anche tentativi di stupro, orrende mutilazioni, giustiziati impiccati sottoposti allo sguardo freddo e impassibile dei militari di Napoleone. Uomini di chiesa torturati, corpi abbandonati senza una degna sepoltura, donne e uomini che in tutti i modi cercano la difesa. Particolare attenzione va data anche ai titoli, molto efficaci, da vera prima pagina.

Neanche Qui

Neanche Qui

Sono immagini che non stupiscono al giorno d’oggi, in quanto le fotografie dei paesi in conflitto de mondo moderno hanno un impatto molto più crudo, ma siamo sicuri che all’epoca la sensazione di sdegno dinnanzi a certe raffigurazioni doveva essere la medesima. I giornali non possono pubblicarle, ma quando lo fanno, come la famosa foto dei piccoli corpi di bambini fucilati a Damasco, non si possono dimenticare. Ma per fortuna esistono per testimoniare la crudeltà del mondo.

Che Altro Si Può Fare

Che Altro Si Può Fare

E ringraziamo anche un artista come Francisco Goya, che senza intenti di denuncia politica, volle descrivere esclusivamente l’oppressione di un popolo nella sua disperata realisticità.

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"