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Donna Con-turbante: Raffaello, Ingres e Man Ray

Raffello Sanzio, La Fornarina, olio su tela, 1518 - 159

In Copertina: Raffello Sanzio, La Fornarina, olio su tela, 1518 – 159

La storia dell’arte è fatta anche di confronti. Un’ esercizio ideale per capire come gli artisti si sono influenzati tra di loro attraverso i secoli è quello di prendere un tema o un soggetto per leggerne e studiarne le rivisitazioni. In questo caso prenderemo in considerazione un oggetto, un particolare che ritorna in tre grandi momenti della storia dell’arte: il turbante. Un oggetto del mondo orientale che rendeva eleganti anche senza acconciare troppo i capelli. Per questo divenne di gran moda nei ceti più alti anche in Occidente. In questo confronto prenderemo in considerazione tre donne, le cui figure sono state rese celebri da altrettanti uomini.

La prima è la Fornarina di Raffaello Sanzio; la seconda è la Grande Odalisca di Jean-Auguste-Dominique Ingres; la terza è Kiki de Montparnasse fotografata da Man Ray nei panni de Le Violon d’Ingres. Ognuno fa riferimento a quello prima. Tutte e tre hanno il turbante, tutte e tre sono nude. Due sono di spalle e due sono le amanti dell’artista. La prima è del 1518, la seconda del 1814, la terza del 1924.

Jean-Auguste-Dominique Ingres, La Grande Odalisca, olio su tela, 1814

Jean-Auguste-Dominique Ingres, La Grande Odalisca, olio su tela, 1814

Il quadro di Raffaello appartiene oggi alla Galleria Nazionale d’ Arte Antica di Roma. Il pittore la tenne nel suo studio fino alla morte che avvenne un anno dopo il completamento. La firma autografa si trova sul bracciale della giovane, che è stata identificata con l’amante di Raffaello: Margherita Luti. Questa, figlia di un fornaio, darebbe il nome al ritratto. Ma il titolo come lo conosciamo noi è utilizzato solo dal Settecento a causa di un incisione posta nel 1770 circa. Il dipinto è stato comunque rimaneggiato da Giulio Romano. Lo sfondo, per esempio, prima era un esempio di paesaggio leonardesco.  Il turbante è di seta verde e azzurra, chiuso da un gioiello prezioso rintracciabile in altre opere dell’artista urbinate.

L’Odalisca non sarebbe dovuta essere nuda, perché di tradizione le odalische non lo erano. Come nel suo famoso quadro Il Bagno turco, Ingres fece esplodere le sue donne di sensualità ed erotismo. In tempi rigidamente neoclassici, quando l’opera venne esposta si alzarono aspre critiche. Le proporzioni anatomiche non erano seguite, addirittura le si contavano tre vertebre in più! La pettinatura è identica a quella della Fornarina, cambiano solo i colori del turbante, più esotici in linea con l’orientalismo ottocentesco. Ma anche se ai neoclassici più severi non piacque, lui aveva fatto riferimento a un maestro per lui importantissimo, Raffaello.  Anche il gioiello che lega il turbante è lo stesso.

Man Ray, Violon d’Ingres, 28,2 × 22,5 cm, 1924

Man Ray, Violon d’Ingres, 28,2 × 22,5 cm, 1924

Man Ray era un fotografo, era un artista del Dadaismo americano e soprattutto era innamorato di cosa faceva. In francese dire che si possiede un violon d’Ingres è come dire di avere un hobby, un amato passatempo. Così è perché si conosceva la passione del pittore neoclassico per lo strumento. Man Ray con questa foto espresse il suo amore per la sua amante e modella Kiki, e al contempo la sua passione per la fotografia e per l’arte. La modella ripresa di spalle, ricorda sia la figura di una viola che un’altra famosa donna dipinta di spalle da Ingres: la Bagnante di Valpinçon. Le f vennero aggiunte alla foto dopo la realizzazione, e comparve per la prima volta nel giugno 1924 sulla rivista Littérature.

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"