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El cuadro de la Familia: Diego Velázquez

Diego Velázquez, Las Meninas, 1656, olio su tela,  3,2 m x 2,76 m, Museo del Prado

In Copertina: Diego Velázquez, Las Meninas, 1656, olio su tela,  3,2 m x 2,76 m, Museo del Prado

Nel 1656 il re di Spagna Filippo IV d’Asburgo commissionò al suo fedele aposentador di corte un quadro di grandi dimensioni per raffigurare la famiglia reale. L’ aposentador, maresciallo di palazzo, ciambellano o dir si voglia era l’inarrivabile Diego Velázquez. Il quadro è famoso con il titolo Las Meninas (Le damigelle) a partire solo dal 1843. Prima infatti il titolo riportato era «El cuadro de la Familia».

Al primo sguardo di un occhio attento si nota subito che non ci si trova davanti a una tipica raffigurazione di una famiglia reale, e che questa disposizione fantasiosa e diversa rende la composizione non del tutto ufficiale. Si tratta di un’opera di uso privato. Inizialmente la Infanta Margarita era l’unica effettiva erede al trono di Spagna. Quando è ritratta in questo dipinto è il 1656 e lo stesso anno Velázquez la ritrae da sola nella stessa identica posa e con lo stesso vestito. Entrambi i quadri andavano a corredare le immagini di una erede al trono. Ma il valore dinastico che avevano questi dipinti si sciolse quando nacquero i due fratelli, uno dei quali divenne re all’età di quattro anni. L’Infanta è perfettamente riconoscibile insieme a tutti gli altri personaggi di questa sfarzosa famiglia allargata. Conosciamo anche il nome della nana, Mari Barbola, che appare anche in un altro dipinto con Margarita adolescente. La composizione, la disposizione dei personaggi, la presenza-assenza dei regnanti che compaiono solo nello specchio in fondo alla stanza rendono il quadro un capricho, un quadro di invenzione scenica lontano dalla ritrattistica ufficiale.

Particolare - Las Meninas

Particolare – Las Meninas

Punto focale di partenza di tutto il capricho è lo specchio che in fondo alla stanza riflette l’immagine dei regnanti. Questi si pongono, come scrive lo storico dell’arte Daniel Arasse, all’inizio e alla fine del dipinto: prima perché sappiamo che si trovano di fianco a noi spettatori e vengono guardati dalle damigelle e ritratti dal pittore, dopo perché li ritroviamo interni al quadro nello specchio che ne scontorna le silhouette. Qualcuno ha cercato quel quadro che Velázquez sta dipingendo, ma con nessun risultato. Quell’eventuale doppio ritratto dei regnanti a quanto pare non esiste. Il mistero della tela è qualcosa che coglie solo noi moderni, poiché si deve pensare che ai tempi fosse immediata la comprensione della finzione compositiva. Quella tela sulla quale il pittore dipinge esiste solo nell’immaginazione riprodotta nel quadro. Inoltre sappiamo che i membri della famiglia reale non posavano per ore davanti al pittore, e che i ritratti erano più spesso riprodotti in studio sulla base degli schizzi preparatori.

Particolare - Las Meninas

Particolare – Las Meninas

Sappiamo che Las Meninas è stato ritoccato nel 1659, pochissimi anni dopo, proprio dopo la nascita del nuovo erede. La croce rossa sul petto del pittore è stata aggiunta proprio in quest’anno, e rappresenta l’onorificenza del cavaliere all’ordine di Santiago. Esiste una leggenda secondo la quale fu lo stesso re ad aggiungervela in onore del suo amatissimo pittore di corte. Il rapporto tra sovrano e pittore è importantissimo. Quest’ultimo pone il re come centro focale, lo pone all’orizzonte dell’evento. Il quadro si trovava nelle stanze private del re, ed è quindi lecito porsi tutte queste domande sulla poetica del dipinto, essendo noi spettatori e non sovrani.

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"