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Evadere dall’Inferno: il Campo degli Artisti

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“Se i vostri piatti non sono troppo riempiti, possano i nostri disegni calmarvi l’appetito” - Anonimo.

In Copertina: Pitture nel refettorio del Campo, 1939-1941

Alla periferia di Aix-en-Provence, città nel cuore della Provenza, amata e celebrata da schiere di artisti europei (primo fra tutti Cézanne), si erge un edificio imponente, massiccio, contraddistinto da due alte ciminiere. Sembra una fabbrica di altri tempi, ma il suo aspetto severo e silenzioso lascia presagire una natura ben diversa; dietro quella facciata di mattoni rossi infatti si cela il Camp des Milles, uno dei principali campi di internamento francesi, attivo tra il 1939 e il 1942. La particolarità di questo campo, ciò che lo differenzia da tutti gli altri sparsi per l’Europa in quegli stessi anni, è il fatto che un numero impressionante di intellettuali e artisti sono stati confinati qui dentro: pittori, scrittori, poeti, musicisti, attori, commediografi, nonché professori universitari, premi Nobel, medici, avvocati, uomini politici, alcuni dei quali già celebri, provenienti soprattutto da Germania e Austria. Tutte queste personalità furono rinchiuse perché ebrei, cittadini stranieri dissidenti, lavoratori volontari durante la guerra o artisti degenerati.

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Il Camp des Milles a Aix-en-Provence

La cosa più sorprendente di tutte, però, fu che all’interno del campo si formò una vera e propria comunità artistica, dedita all’arte e al teatro, che arrivò addirittura a creare una piccola sala per spettacoli, Die Katakombe, ricavata da un forno per le tegole, dove si poteva assistere a inaspettate rappresentazioni a lume di candela. Nel corso di tre anni e mezzo furono realizzate più di 400 opere, le cui tracce sono in parte ancora oggi visibili sulle pareti del campo; la maggior parte di esse sono anonime o eseguite a più mani in modo tale che è difficile capire a chi attribuirle con precisione, ma resta intatta la loro potenza, il loro senso di disperazione e allo stesso tempo di forza vitale.

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Pitture nel refettorio del Campo, 1939-1941

Arte come rifugio ed evasione dalle durissime condizioni di vita, ammassati gli uni contro gli altri, con poco cibo o niente, a dormire nei forni in mezzo alla polvere di argilla, molto spesso al buio, tra parassiti e animali infestanti. Ma arte anche e soprattutto come mezzo per non dimenticare sé stessi, per affermare la propria esistenza nonostante le privazioni e le mortificazioni subite. E così, in quella situazione tragica, nacquero opere d’arte improvvisate e povere, ma con una forza e una crudezza uniche, con tanta ironia e qualche volta incoraggiate dagli stessi carcerieri. Un esempio su tutte sono le pitture murali che decorano il refettorio delle guardie, così ironiche e irriverenti, dai colori sgargianti, con cibi animati come in un fumetto e scritte sarcastiche, ma piene di dolorosa verità. Testimonianze potenti sono inoltre la miriade di disegni che scaturirono da quell’esperienza: scene di vita quotidiana all’interno del campo, ritratti, momenti di disperazione. Tra gli artisti più prolifici nell’arte grafica troviamo Hans Bellmer, bollato come “degenerato” dai nazisti per via delle sue bambole fortemente erotiche e della sua opposizione al regime; rifugiatosi in Francia dopo l’ascesa di Hitler, collaborò con la Resistenza falsificando passaporti, ma venne rinchiuso a Les Milles per diversi anni.

Hans Bellmer, Ritratto di Max Ernst

Hans Bellmer, Ritratto di Max Ernst

Hans Bellmer, Ritratto di Ferdinand Springer, 1940-41

Hans Bellmer, Ritratto di Ferdinand Springer, 1940-41

Bellmer ritrasse molte volte altri due celebri internati al Camp des Milles: Ferdinand Springer e Max Ernst. Gli elementi che ricorrono più di frequente nei lavori di Bellmer al campo sono i mattoni, che tappezzano ogni superficie, compreso il volto triste e assente di Ernst. Molto prolifico fu anche Robert Liebknecht, figlio del rivoluzionario Karl Liebknecht; internato la prima volta nel 1939, fu liberato e poi nuovamente arrestato l’anno seguente. La sua attenzione per le tematiche sociali e le condizioni di vita e di lavoro degli operai si riflettono anche nelle opere eseguite al campo, dove si concentra sulle strutture (Batiment central du camp, 1939), senza dimenticare però i momenti di disperazione che dovevano cogliere chiunque si trovasse lì dentro (Personnage au camp, 1939). Rimase imprigionato a lungo ad Aix-en-Provence anche Ferdinand Springer, pittore tedesco ma provenzale d’adozione (passò la maggior parte della sua lunga vita a Grasse), le cui opere antecedenti al 1939-40 sono andate per la maggior parte perdute o distrutte dai nazisti. I disegni che ha realizzato negli anni di prigionia sono quanto di più lontano dall’astrazione che adottò a partire dal 1942; restituiscono i tormenti di tutti i giorni al campo, in uno stile personalissimo e mai banale (Le seau à merde, 1940).

Robert Liebknecht, Batiment central du camp, 1939

Robert Liebknecht, Batiment central du camp, 1939

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Robert Liebknecht, Personnage au camp, 1940

Oltre a loro, a Les Milles vissero tanti altri artisti, come Eric Isenburger, Wols, Gus, Franz Meyer, solo per citare i più noti. Oggi il campo è diventato un luogo della memoria aperto al pubblico, in cui è possibile camminare nell’oscurità tra la polvere dei mattoni, visitare le celle di reclusione e gli ambienti comuni, vedere i volti di chi ha vissuto lì dentro per mesi o anni, fino a ripercorrere il tragitto che portava gli internati ai vagoni diretti nei campi di concentramento, primo tra tutti Auschwitz.

Ferdinand Springer, Le seau à merde, 1940

Ferdinand Springer, Le seau à merde, 1940

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.