Fine Arts Mag, Art Magazine Collettivo del Web

Fuori dai Confini: Arte e Magia dal Quai Branly

arte haida_facciata di casa con testa d'orso

Immagine di Copertina: Arte Haida, Facciata di casa con testa d’orso, Canada

Negli ultimi tempi sempre più spesso i grandi musei escono dalle loro sedi istituzionali per andare in realtà più piccole, a volte periferiche, e far conoscere porzioni importanti delle proprie raccolte anche a chi non le ha mai viste nel luogo originale. Nel 2013 ad esempio, la cittadina di Aubagne, a pochi chilometri da Marsiglia, ha ospitato la sede nomade del Centre Pompidou, costituita da un tendone colorato a forma di aquilone, con all’interno alcune opere chiave dell’arte contemporanea e del museo parigino.

Se quel progetto è stato possibile grazie al traino di Marsiglia Capitale europea della Cultura, in Italia il MART di Rovereto, vero tempio dell’arte contemporanea nel nostro paese, nel 2011 ha visto l’arrivo in massa di numerosi capolavori del Musée d’Orsay, sfruttando i restauri della celebre istituzione, scrigno dell’impressionismo e del postimpressionismo.

L'ingresso alla mostra Image'n'Magie nel Castello di Tournon-sur-Rhone

L’ingresso alla mostra Image’n'Magie nel Castello di Tournon-sur-Rhone

 

Nel 2014, un altro grande museo parigino, il Quai Branly, ha organizzato una piccola ma significativa esposizione fuori dalle sue pareti sulla Senna, nel castello di Tournon-sur-Rhône, alle porte dell’Ardèche, dipartimento francese dominato da grotte e foreste. L’occasione è la prossima (ri)apertura nonché il ventesimo anniversario della scoperta della vicina grotta di Chauvet-Pont d’Arc, all’interno della quale sono custodite importantissime pitture rupestri datate a 36000 anni fa.

Nella primavera del 2015, infatti, è prevista la fine degli ingenti lavori di valorizzazione e creazione del sito preistorico; il luogo originale è da sempre chiuso al pubblico per motivi conservativi, così è stata realizzata una copia esatta, sia da un punto di vista artistico che scientifico, della caverna originale, con tanto di concrezioni calcaree e umidità. Per focalizzare l’attenzione su questo progetto epocale, si è quindi scelto di far dialogare le arti primitive dell’Africa e dell’Oceania con l’arte preistorica europea, con tutte le loro straordinarie consonanze e peculiarità, con la stessa potenza assegnata alle immagini, capaci di veicolare messaggi profondi e spirituali in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi cultura.

Maschera di Giano a decori geometrici, Gabon

Maschera di Giano a decori geometrici, Gabon

La sede dell’esposizione è un castello seicentesco, situato sulle rive del Rodano, dall’aspetto in apparenza severo, ma con giardini terrazzati da cui si gode una splendida vista sulle colline circostanti e le numerose vigne, un luogo molto distante dal nuovissimo Quai Branly, ma allo stesso modo adagiato lungo le rive di un fiume ed immerso nel paesaggio. Nelle sue sale le maschere africane si confondono con l’arredo d’epoca, i talismani di Papua-Nuova Guinea si trovano faccia a faccia con la pittura astratta aborigena.

Tra gli oggetti più interessanti ci sono sicuramente i “rombi”, delle grandi tavole di legno decorate, provenienti da Papua-Nuova Guinea, che vengono fatte roteare, producendo un rumore simile a un ronzio d’elica, che rappresenta la voce degli spiriti o degli antenati. La particolarità delle loro decorazioni è che spesso possono essere capovolte e guardate da differenti punti di vista, grazie alla simmetria della raffigurazione.

maschera-elmo di giano_costa d'avorio

Maschera-elmo di Giano, Costa d’Avorio

 

Hanno diverse facce anche le maschere africane Fang (dal Gabon), in modo che il guardiano (nel caso si tratti di un reliquiario) o l’antenato raffigurati possano guardare in tutte le direzioni e vigilare sulla coesione e il benessere della popolazione. Altre maschere invece riproducono delle figure ibride, un po’ uomo e un po’ animale, che consentono a chi le indossa di acquisire la forza dell’animale rappresentato, sia esso un uccello o un camaleonte, essere per sua natura magico grazie alla capacità di cambiare colore (Maschera-elmo di Giano, Costa d’Avorio).

Maschera-elmo Fang, Gabon

Maschera-elmo Fang, Gabon

 

La pittura aborigena si avvicina molto nelle forme all’arte astratta occidentale, ma se ne distacca in parte nelle intenzioni; non c’è un verso, un sopra e un sotto, un alto e un basso (e questo è tipico delle arti dell’Oceania) e le tele vengono dipinte sul pavimento invece che sul cavalletto, così come faceva Jackson Pollock con i suoi dripping. Nel quadro di Ronnie Tjampitjinpa, Sogno di due donne, i cerchi concentrici di colori caldi e terrosi simboleggiano i luoghi dove si svolgono i rituali magici e il sogno è il modo che hanno gli spiriti per comunicare con gli uomini, per farli entrare nel loro mondo.

Ronnie Tjampitjinpa, Sogno di due donne, 1990

Ronnie Tjampitjinpa, Sogno di due donne, 1990

 

C’è spazio infine anche per l’arte tribale americana, in particolare canadese, ben rappresentata da un’opera della cultura haïda; si tratta della riproduzione della facciata di una casa decorata con una testa d’orso. Anche in questo caso la raffigurazione è simmetrica e ingigantita, i colori scelti sono il rosso e il nero, stesi à plat, senza prospettiva né profondità. È un’opera molto lontana dalla resa naturalistica a cui siamo abituati, ma allo stesso tempo l’artista applica un concetto cubista della pittura; non riproduce ciò che vede dell’animale, ma ciò che sa, così sul medesimo piano compaiono la testa e le zampe sia anteriori che posteriori, dimostrandoci ancora una volta quanto gli artisti condividano idee e soluzioni a distanza di migliaia di chilometri e di decenni.

Image’n’Magie – Château Musée de Tournon-sur-Rhône, fino al 6 ottobre 2014.

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.