Fine Arts Mag, Art Magazine Collettivo del Web

Il Fascino Maledetto dell’Affresco al MAR di Ravenna

Maddalena Piangente Ercole de Roberti

Una mostra particolare quella allestita al MAR nel 2014, dove al posto dei consueti dipinti, sculture, installazioni, fotografie, sono appesi alle pareti dei pezzi (letteralmente) di affreschi e pitture murali, che coprono un periodo storico lunghissimo, da Pompei (I secolo a.C. – I secolo d.C.) al Settecento.

L’ordine di visione è cronologico, non quello delle opere, bensì quello delle tecniche di stacco e strappo, che sono cambiate molto nel corso dei secoli e a seconda della scuola di pensiero. Ma perché staccare una pittura dal muro per cui era stata pensata, concepita, realizzata? Per fini devozionali e collezionistici in principio, in seguito per salvare le opere dalla distruzione in caso di calamità naturali e bombardamenti, ma anche per sperimentare tecniche nuove e per scovare disegni celati alla vista.

Teseo liberatore, I secolo a.C., Pompei, Museo Archeologico Nazionale

Teseo liberatore, I secolo a.C., Pompei, Museo Arch. Naz.

Se togliere un’opera d’arte dal luogo per il quale era stata progettata comporta inevitabili problemi di lettura, asportare una porzione di parete, a volte addirittura il muro stesso, per incorniciarlo o attaccarlo su una tela, implica una serie di questioni aggiuntive sia tecniche sia artistiche. Innanzitutto uno svilimento di quella che era l’idea di partenza del committente e dell’artista stesso, così come un cambio di prospettiva, di proporzioni e dimensioni. Ma se da un lato viene a mancare qualcosa di importante, dall’altro si aggiunge qualcosa di sorprendente e inaspettato. Ecco quindi che compaiono disegni nascosti, le cosiddette sinopie, che servivano da linee guida per dipingere poi ad affresco, e con loro i cambiamenti e i pentimenti dell’artista, che ha deciso in corso di modificare il suo progetto, magari in maniera significativa. E proprio qui sta il fascino e il successo dello stacco degli affreschi da parte di schiere di storici dell’arte e conservatori, desiderosi di vedere “cosa c’è sotto”, anche a rischio di perdere quello che “sta sopra” o snaturare per sempre un capolavoro dell’arte.

Guido Reni, Fortezza, 1599, Bologna, Pinacoteca Nazionale

Guido Reni, Fortezza, 1599, Pinac. Nazionale BO

Iniziano così la caccia alle sinopie e la stagione degli stacchi negli anni Cinquanta del Novecento, con l’intenzione di spostare numerose opere altrimenti inamovibili e salvarle da futuri bombardamenti e distruzioni.

Trasformare un affresco in quadro però permette anche di osservare da vicino un’opera che altrimenti sarebbe lontana, a volte lontanissima da noi, su un soffitto o una volta, di vederne tutti i particolari senza dover salire su un ponteggio o armarsi di un potente zoom. Le lacrime della Maddalena Piangente di Ercole de’ Roberti (1478-1486, Bologna, Pinacoteca Nazionale – Foto di Copertina) sono lì, ben visibili, quasi palpabili, strazianti e commoventi, così come il sorriso e la dolcezza della Madonna del Correggio col suo bambino paffutello (Madonna della Scala, 1524, Parma, Galleria Nazionale) trasmettono tutto l’affetto e la delicatezza di un amore umano, sincero e intimo. I Putti del Veronese, provenienti dalla Villa Soranza di Castelfranco Veneto (1551, Castelfranco, Parrocchia di Santa Maria Assunta e San Liberale), sembrano ancora più birichini e monelli, mentre scavalcano i cornicioni e le balaustre, come bambini qualunque, tremendi ma dolcissimi. La Fortezza di Guido Reni (1599, Bologna, Pinacoteca Nazionale) appare maestosa e solenne a pochi centimetri di distanza, quasi sproporzionata e minacciosa, mentre ben diverso doveva essere il suo aspetto nella facciata del Palazzo pubblico di Bologna, a parecchi metri d’altezza. Guardando i frammenti provenienti da Pompei ed Ercolano (Narciso, Pompei, Museo Archeologico Nazionale), è facile capire quale fascino dovevano aver esercitato sugli uomini del Settecento, con i loro colori tenui o al contrario vivaci, i motivi vegetali, le figure statuarie delle divinità, con quel sapore di classicità e antichità che si era appena riscoperto e imparato ad amare.

Veronese, Putto alato che scavalca una balaustra, 1551, Castelfranco, Parrocchia di Santa Maria Assunta e di San Liberale

Veronese, Putto alato che scavalca una balaustra, 1551, Castelfranco, Parrocchia di Santa Maria Assunta e di San Liberale

Un fascino che permane nel tempo e sfida i tempi e le mode, se è vero che di recente è stata sottratta una porzione di affresco dal parco archeologico di Pompei, scalpellata via dal muro e poi venduta a chissà chi. Un altro brutto episodio subito dal patrimonio mondiale, che però testimonia quanto la tendenza di staccare le opere d’arte sia attuale e radicata nella nostra tradizione italiana.

L’incanto dell’affresco. Capolavori strappati da Pompei a Giotto, da Correggio a Tiepolo.
Ravenna, MAR – dal 16 febbraio al 15 giugno 2014.

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.