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Il mondo bizzarro e vittoriano di Travis Louie

Travis Louie_Zio Victor

Travis Louie è uno di quegli artisti curiosi, che sfuggono a ogni etichetta. È un pop surrealista, ma lo è in modo insolito e diverso da tutti gli altri; niente colori accesi e fluo, niente celeb che strizzano l’occhio dalla superficie pittorica, nessun erotismo né sensualità manifesta. I suoi lavori sono molto più vicini alle fotografie ottocentesche o ai ritrattini di epoca vittoriana e di stampo accademico, che non ai dipinti di Mark Ryden o alle stampe di Ray Caesar. Eppure c’è qualcosa di strano: le persone che popolano le sue piccole opere hanno sempre qualcosa che non va e hanno un fascino inquietante e misterioso, che non ci fa stare tranquilli quando le guardiamo. Ci attirano e ci repellono allo stesso tempo, come i freak dei circhi d’annata, come gli eccentrici personaggi da Vaudeville.

Dorothy

Dorothy

La serissima Dorothy, nei suoi rigidi abiti ottocenteschi, ha infatti un’enorme libellula sulla testa, ma nemmeno questo sembra turbare la sua compostezza e il suo rigore. Lo zio Victor (foto di copertina) ci sorride ed è perfetto nel suo vestito elegante e curato, ma sembra uscito da un film di Guillermo del Toro o da uno strano universo fantastico, dove le creature hanno un occhio solo e la faccia triangolare ricoperta di peli. Un gentiluomo ordinato e acconciato ha un buffo e mostruoso spiritello che gli esce dalla testa, sorpreso di essere stato scoperto dal nostro sguardo invadente; signorine perbene hanno capelli fluttuanti nell’aria e ramoscelli e foglie che spuntano a sorpresa nel bel mezzo della chioma, ma non per questo smettono di avere un portamento fiero e austero.

Travis Louie_Frank

Travis Louie_Herman-and-Morris

travis louie_lo spirito

In Travis Louie restano tuttavia quelle atmosfere rarefatte, oniriche, fiabesche, tipiche di altri pop-surrealisti (in primis Nicoletta Ceccoli), dove è facile perdersi, quasi ci trovassimo immersi in una storia gotica d’altri tempi, paurosa ma a misura di bambino, in cui gli spaventi durano un istante e si trasformano poi in risate.

È singolare che un simile immaginario sia uscito dalla mente e dalla matita di un newyorchese del Queens nato nel 1964, nei cui acrilici e disegni fanno capolino le sue passioni più adolescenziali: dall’età vittoriana alla fantascienza anni cinquanta, dai film di Fritz Lang agli horror di serie b, combinati in un risultato elegante e delicato, lontano anni luce dal kitch e dal pacchiano che una tale mescolanza potrebbe suggerire in apparenza. Per ottenere questi risultati prossimi alla fotografia degli albori, con i contorni sfocati e incerti e quell’effetto di morbidezza che avvicinano i suoi dipinti alle fotografie di Julia Margaret Cameron, Louie usa una tecnica complessa, che prevede bagni di colori acrilici su disegni dalle superfici liscissime e declinati in bianco e nero o in una ridotta gamma di tinte anticate. Questo crea un risultato drammatico e arcaico, reso ancora più efficace dalle dimensioni ridotte delle sue opere, alcune delle quali misurano appena 10 centimetri quadrati.

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.