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Il Moulin Riace, dove i Bronzi indossano il boa di struzzo

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Che siano in “versione gay” è stato dedotto da alcuni giornalisti forse più maliziosi del dovuto.

Che siano stati agghindati in maniera kitsch è senza dubbio.

Il sito Dagospia.com (foto copertina) ha pubblicato poco tempo fa delle fotografie inedite scattate dal fotografo Gerald Bruneau al Museo archeologico nazione di Reggio Calabria. Bruneau, allievo di Andy Warhol, non è nuovo a queste trovate; precedentemente aveva fatto indossare a Paolina Borghese un tulle rosso fuoco.

Nelle foto i bronzi indossano un velo da sposa, un boa fucsia di piume di struzzo e un piccolo tanga leopardato (pardon, animalier). Fotografie non autorizzate, precisa la sovrintendente ai Beni Archeologici della Calabria, Simonetta Bonomia: Bruneau aveva avuto il permesso solamente alcune foto per una kermesse alla quale avrebbero presenziato alcuni nomi di spicco della fotografia; la Bonomia, ricordando il tulle nel quale aveva avvolto la Borghese, decise di concedergli l’autorizzazione per passare alcune ore coi Bronzi, con un tulle bianco sistemato dietro le statue.

Ma lei, del resto, “non sapeva nulla delle foto successive”, che logicamente giudica “terribili”.

Scoppia il caso, l’italiano medio dalla cultura medio-alta urla allo scandalo.

Performance Bronzi di Riace

Come ci si permette di mettere un velo da sposa ai Bronzi di Riace? “Si chiamano Bronzi, non Froci di Riace” è uno dei commenti più educati trovati sul web. Nella media l’italiano si indigna del boa di struzzo attorno ad una delle più grandi opere dell’arte mondiale, che ha resistito 2500 anni di certo non per venir inzozzata da un tanga leopardato.

Certo, ci sono stati casi simili, in cui un pilastro dell’arte veniva irriso: ricordiamo, ad esempio, una Gioconda alla quale erano stati applicati dei baffi finti.

Ma quello era Duchamp. Era un ready-made, considerata da lui stesso una dissacrazione dell’arte, in pieno stile dadaista. La chiamò L.H.O.O.Q, che tradotto dal francese significa Ella ha il culo caldo.

Ma era Duchamp, ha dissacrato l’arte prendendola violentemente in giro in maniera volgare e il ready-made è datato 1919. Questo è un allievo di Warhol, ha reso i Bronzi più femminili con un boa di struzzo e le foto sono datate 2014.

E probabilmente la differenza sta nella data.

Duchamp aveva un contenzioso nei confronti dell’arte canonica e lo esprimeva usando il ready-made, Bruneau ha un contenzioso nei confronti dell’arte canonica e vuole comunicare un messaggio sociale, e lo esprime usando il ready-made.

Il movimento dadaista rifletteva sull’arte; l’arte contemporanea, oltre a riflettere su se stessa, riflette sulla società. Utilizzare dell’arte canonica per comunicare un messaggio sociale è un espediente vecchio come il mondo e la storia dell’arte è piena di esempi del genere, dal Medioevo al Rinascimento ai contemporanei.

Di dubbio gusto? Può darsi. D’impatto? Sicuramente sì.

Ma la domanda è: ha fatto più indignare che abbia toccato una delle statue oppure che abbia messo un velo da sposa al Simbolo della Virilità mondiale?

bruneau

Così come Duchamp irrise l’arte discutendo della sua opera più grande, Bruneau irride la società omofoba discutendo il suo simbolo di virilità più grande. E forse questo ha dato più fastidio: che su quel fallo esemplare sia stata messa una mutanda leopardata (sicuramente più dignitosa dei famosi mutandoni apposti alle vergogne in epoche più remote).

Foto www.dagospia.com