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La Forte Espressività di Käthe Kollwitz

Autoritratto

Immagine di Copertina: uno dei Ritratti di Käthe Kollwitz

Credo sia ormai nota la mia recente ammirazione per l’intrigante e affascinante città di Berlino, grazie soprattutto al viaggio effettuato nello scorso mese di Maggio. Questa innovativa e rivoluzionaria capitale europea è sede di cultura, storia, arte e molto altro. Ma soffermandoci su questo ultimo aspetto, quello dell’arte, mi preme consigliarvi una mostra molto curiosa ed interessante, intrigante per l’animo umano.

Si tratta del Käthe Kollwitz Museum, un piccolo ma straordinario museo dedicato alla vita e all’opera della più famosa pittrice, scultrice e grafica berlinese: Käthe Kollwitz.

Käthe Kollwitz nasce l’8 luglio 1867 a Königsberg da una famiglia di predicatori di una chiesa libera; muore il 22 aprile 1945 a Moritzburg, presso Dresda, pochi giorni prima della fine della guerra.

Trascorre la sua vita tra povertà e miseria; proprio per questo motivo i soggetti delle sue opere sono rappresentati dalle classi lavoratrici, in particolare dalle donne. Quest’ultima categoria la coinvolge in particolar modo per un fatto a lei accaduto: durante la Prima Guerra Mondiale perde uno dei suoi due figli e durante la Seconda un nipote. La maternità diventa quindi un tema sempre più ricorrente, affiancata alla fatica umana. I suoi personaggi, in puro stile espressionista, riescono a far emergere il loro tormento interiore, conferito dalle espressioni ma anche dalla tecnica: pochi ma incisivi tratti definiscono il volto, le rughe, i particolari somatici del singolo soggetto, enfatizzato dai toni monocromatici del bianco e nero.

La sensibilità e la tenacia di questa artista danno vita ad un forte pathos dell’insurrezione popolare, circondato dalla tragedia della Guerra come sfondo.

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Questi toni tragici e struggenti sono il frutto inoltre di una ampia esperienza non solo nel campo della scultura e della pittura, ma anche nelle tecniche incisive della xilografia, litografia e stampa che, per la loro proprietà dell’accentuazione di pochi segni, devono far trasmettere il tutto attraverso l’espressività.

I disegni dei suoi inquietanti personaggi non esprimono solo una carica di simpatia per i diseredati, ma danno anche l’idea di quale forza possono scatenare le masse insorte.

La collezione esposta in questo edificio nell’elegante Fasanenstrasse, un tempo una residenza di città, è composta da oltre 200 stampe, litografie, xilografie, disegni e sculture. Tra queste, il famoso manifesto del 1924 Nie wieder Krieg (Mai più guerra), la litografia Brot (pane), sempre del 1924, contro la fame, e il Memoriale a Karl Liebknecht, un rivoluzionario socialista assassinato a Berlino nel 1919. I suoi autoritratti (1888 e 1938) sono particolarmente interessanti così come le xilografie della serie Guerra (1922-23) e il ciclo di otto litografie intitolate Morte, un tema sul quale l’artista tornò periodicamente fino al 1942.

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Per chi fosse interessato a questa coinvolgente mostra e avesse in programma una visita a Berlino, ecco le informazioni più dettagliate nello spazio sottostante:

Adresse:
Fasanenstr. 25
(Charlottenburg)
10719 Berlin
Phone: 030 8 82 52 10
Internet: www.kaethe-kollwitz.de/ 
Opening Hours: Lunedì-Domenica 11-18
Admission Fee: Entrance fee  6 EuroReduced  3 Euro (students, unemployed and disabled men/women)

 

Deborah Barbazza
Di: Deborah Barbazza

Nata a Mestre nel settembre 1993, mi sono appassionata da subito al mondo del Disegno e dell’Illustrazione, interessi che ho approfondito frequentando dapprima il Liceo Artistico e, attualmente, l’Accademia di Arti Figurative e Digitali Padova Comics, con specializzazione in Illustrazione. Nonostante il diploma in Grafica Pubblicitaria, adoro il Disegno a Mano Libera e sto sviluppando un forte legame verso delle tecniche che ho conosciuto e sperimentato da poco: l’Acrilico e l’Acquerello. Ho scelto di entrare a far parte di FineArtsMag perché credo in questo progetto e penso che possa essere uno spazio importante per aiutare ad accrescere l'interesse verso lo splendido mondo dell'Arte, conosciuto sì, ma non ancora abbastanza!