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L’Identità del Disegno

Copertina

In copertina: Maurits Cornelis Escher

Da sempre l’arte ha sfruttato il disegno come pratica privilegiata per liberare dallo stato di astrazione idee e progetti, per consentire loro – parafrasando Zuccari (Idea de’Pittori, Scultori e Architetti, 1607) – di passare dal interno al esterno. Dalla pergamena alla carta, dalla punta metallica al lapis, i media tecnici sono cambiati, così come gli stili e le intenzioni dei singoli artisti, ma l’atto in sé è rimasto lo stesso: rendere tangibile un frutto del pensare artistico, sia esso direttamente riferibile alla realtà, sia esso rielaborazione soggettiva.

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M. Buonarroti Studio per la Sibilla Libica – Metropolitan Museum of Art NY

Ciononostante il disegno non fu considerato sempre allo stesso modo. Fino al XV secolo il disegno rivestì un ruolo minore: fu sinonimo di cartone per il trasferimento delle sinopie o al più exemplum conservato in repertori dalla funzione mnemonico-didattica – si pensi ai due taccuini belliniani del Louvre e del British –, perciò secondario e privo di valenza autonoma. Nelle botteghe i disegni avevano assunto funzione puramente strumentale, tanto da avere una vita scandita dalle necessità lavorative. A partire dal Quattrocento però la situazione cambiò, man mano venne loro riconosciuto un diverso significato. Le ragioni vanno ricercate senz’altro nel cambiamento insito al fenomeno umanistico, nel nuovo valore assunto dagli elaborati del fare umano; in secondo luogo l’impiego di nuove tecniche, come ad esempio la sanguigna e la pietra nera, ampliò le potenzialità espressive degli artisti. Last but not least fu l’introduzione sistematica di un “nuovo” supporto, forse più fragile rispetto ai duraturi materiali membranacei, ma eccezionalmente più congeniale alla natura del disegno: la carta. Di antiche origini cinesi – un esempio apprezzabile, diremmo oggi, di made in China, probabilmente di epoca precristiana, ma perfezionato dall’artigiano Ts’ai Lun nel II secolo d.C. –, la carta giunse nel continente europeo grazie agli Arabi. Solo con l’evoluzione delle tecniche di produzione e il superamento degli elevati costi iniziali, essa si avviò verso quell’inarrestabile diffusione che l’avrebbe condotta ad essere, oggi, un materiale tanto comune quanto spesso impunemente sprecato.

Fu tuttavia il Rinascimento maturo, di area italiana, a rappresentare il momento più intenso di quella speculazione teorica che avrebbe conferito al disegno la piena autosufficienza. Furono trattatisti come Paolo Pino, Ludovico Dolce, Giorgio Vasari e Federico Zuccari ad arricchire il dibattito sulla coscienza identitaria del processo grafico. Se Cennini lo definì «fondamento» (Libro dell’arte, inizio XV secolo), per Vasari divenne il «padre» di tutte le arti, la manifestazione dei concetti dell’anima (Le Vite, I ed. 1550, II ed. 1568). Particolare risalto ebbe il dibattito «disegno» versus «colore» in riferimento alla più generale contrapposizione tra arte tosco-romana, fedele alla linea come struttura-essenza dell’opera, e quella veneta, memore del tonalismo di matrice giorgionesca.

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G. Tiepolo Omaggio a Pulcinella Incoronato – TS, Civico Museo Sartorio

Tuttavia non solo dibattito teorico. Sempre più i disegni divennero oggetto d’interesse per mercanti, collezionisti e amatori: nel XVI secolo, si gettarono le solide basi di un fenomeno che, soprattutto nei secoli successivi, avrebbe portato alla formazione di ampie raccolte, destinate in tempi più recenti ad arricchire i gabinetti dei più grandi musei. Si rafforzò inoltre il ruolo del disegno all’interno del processo formativo. Già nel Medioevo, con l’apprendistato in bottega, la ripresa delle opere del maestro era diventata una prassi obbligata, ma la graduale nascita delle Accademie – fino al XVIII secolo affiancarono l’attività delle botteghe, per poi sostituirsi completamente ad esse – portò alla pianificazione dei metodi di apprendimento tecnico. Il giovane artista ottocentesco si esercitava nella copia da prima delle stampe d’arte, di traduzione o d’invenzione, poi da elementi tridimensionali come calchi o sculture, per dedicarsi infine al disegno tratto da modelli nudi. E solo dopo questo percorso a tappe gli era possibile cimentarsi nella pittura. Eppure proprio durante l’Ottocento questa rigida scansione iniziò a vacillare. Le nuove esigenze espressive dell’arte e la graduale disaffezione dalla concezione accademica coinvolsero il disegno.

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Pablo Picasso Donna con Bambino

Nel XX secolo poi con gli stravolgimenti delle avanguardie artistiche e la messa in discussione della realtà, oramai non più univoca, il disegno si liberò totalmente da canoni e preconcetti. Proprio grazie a questa libertà e alla rivalutazione generale di tutte le arti definite «minori», esso assunse nuova dignità concettuale.

Può esserci oggi differenza tra uno progetto su carta e l’opera finita? No, tanto più se, come spesso accade, essi coincidono. Un’interessante riflessione potrebbe però svilupparsi intorno allo schizzo – ahimè, di qualità non proprio pregevole! – lasciato da Damien Hirst come mancia ad un taxista e messo all’asta da Dreweatts & Bloomsbury nel 2010 per ben 5.000 sterline. Ma questa è un’altra faccenda, dettata più dagli spesso assurdi meccanismi del mercato dell’arte. Resta il fatto che nel corso dei secoli il disegno si è notevolmente evoluto, non solo dal punto di vista stilistico e tecnico. La sua essenza va dunque ricercata nella Storia dell’Arte, delle Idee, insomma, nella Storia dell’Uomo. E se è impossibile circoscriverlo entro un unico fronte di analisi, è imprescindibile che esso trovi fine ultimo nella necessità, tutta umana, di manifestarsi come immediato riflesso dell’attività intellettiva.

A tutti gli APPASSIONATI segnalo la prima edizione della Biennale del Disegno di Rimini (12 aprile-8 giugno 2014). Per maggiori info: www.biennaledisegnorimini.it

Federica Paolini
Di: Federica Paolini

Chi sono?! Una storica dell'arte oppure una curiosa appassionata? Probabilmente entrambe? Dubbi esistenziali a parte, una cosa mi è ben chiara: amo tutto ciò che si genera dall'incontro, spesso fugace, tra un foglio di carta ed una matita. Progetti, studi, illustrazioni, schizzi, appunti in libertà: per me non conta l'etichetta di un fine prestabilito purché il medium grafico sia padrone dello spazio-opera. La mia passione ha origini lontane. Dopo aver appreso i rudimenti pratici tra Istituto d'Arte e Accademia, in quel di Venezia ho conseguito la laurea in Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici con una tesi in Storia del Disegno. Durante questo percorso formativo ho sviluppato una vera e propria infatuazione per il materiale cartaceo che giustifica inoltre un altro mio interesse, quello verso l'oggetto-libro. In questa rubrica mi auguro di condividere insieme a voi storie e curiosità legate al mondo del disegno, delineare brevi profili di artisti del passato e del presente per i quali la padronanza del mezzo grafico ha rappresentato un tratto distintivo, presentare tecniche varie e recensire mostre o pubblicazioni tematiche. Let's sketch the FAM!