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L’Invasione Grafica: Rimini e la Biennale del Disegno

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In Copertina: una delle sale della mostra Krobylos alla FAR (Fabbrica Arte Rimini)

Il disegno è il tramite di comunicazione tra la vita che ci appare di fronte e la vita che è in noi, è l’elemento vivo ideale della pittura” – Angelo Conti, 1899.

Rimini è da sempre considerato il cuore pulsante della Riviera Romagnola, ma dal 2014 forse può essere considerato anche il centro del disegno contemporaneo. Quest’anno, infatti, ha visto la luce la prima edizione della Biennale del Disegno, evento che ha invaso la città di opere grafiche di ogni genere e periodo, in oltre venti mostre sparse tra palazzi storici, luoghi d’arte nuovi, musei, biblioteche. Il disegno viene ritenuto storicamente un’arte minore rispetto alle più blasonate scultura e pittura, quasi un mezzo al servizio della grande arte, inteso come schizzo o preparazione al grande dipinto, oppure come passatempo veloce e spontaneo. In realtà il disegno, soprattutto in epoca recente, ha perso molto spesso il suo carattere di immediatezza, per trasformarsi in un’opera ragionata, meditata, complessa e talvolta affatto semplice. Gli organizzatori poi hanno saputo coniugare Seicento italiano e Pop Surrealismo, grandi maestri e artisti emergenti, facendoli dialogare e confrontare gli uni con gli altri.

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L’Installazione di Eron

Nel dismesso padiglione ospedaliero del Museo della Città, è stato allestito “Cantiere Disegno”, un po’ kunsthalle berlinese, un po’ loft newyorkese, dove una quarantina di artisti hanno dato la loro personale visione del disegno oggi; delicata e d’altri tempi come Michela Mazzoli, che ha creato piccole figurazioni alla maniera di fiori secchi, o inquietante e urlante come Monica Pratelli, che ha giocato sul tema horror. Anche lo street artist Eron ha immaginato di essere all’interno di un nosocomio degno de “L’Esorcista” con la sua installazione, dove fa la sua comparsa un prete evanescente accanto a un letto malridotto, mentre Gianfranco Beghi ha rielaborato a penna celebri dipinti, come i quarti di bue di Rembrandt e Bacon, aggiungendo però una straniante testa di orso di pezza. Nelle bianche e fatiscenti sale dell’ospedale, le opere di Nicola Samorì sembrano aver fagocitato tutta la luce e il calore del mare, così cupe e minacciose; all’opposto sono invece i colori pop e fluo di Stefano Ricci e quelli vorticanti di Gilberto Giovagnoli. Arte grafica nel senso letterale del termine sono le opere del bulgaro (ma riminese d’adozione) Kiril Cholakov, che ha creato disegni aerei e impalpabili con scritte e frasi, impercettibili già a qualche centimetro di distanza, mentre la milanese Dacia Manto si muove in una natura silenziosa e tenebrosa, che sembra stata avvolta dalle fiamme di Burri.

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Michela Mazzoli

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Dacia Manto

Sul fronte della grafica contemporanea troviamo anche la personale di Nicoletta Ceccoli, artista pop surrealista e illustratrice, sammarinese di nascita ma di fama internazionale, che nella mostra “Sogni ad occhi aperti”, allestita nella Galleria dell’Immagine di Palazzo Gambalunga, immerge il visitatore nel suo mondo fiabesco e onirico, a volte zuccheroso e pastello (La sposa di neve), altre volte oscuro (Leda), pervaso sempre da un’atmosfera imperscrutabile, al limite dell’inquietante e del minaccioso. Le sue bambine, solo in apparenza innocenti e pure, vivono in un “mondo in continua metamorfosi, illogico e incontrollabile”, fuori dal tempo ma con un tocco malinconico (Anima gemella).

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Nicoletta Ceccoli a Palazzo Gambalunga

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Nicoletta Ceccoli, La sposa di neve

Si muove invece tra antichità e contemporaneità la grande esposizione “Krobylos: un groviglio di segni”, divisa tra il Museo della Città e la FAR (Fabbrica Arte Rimini), che restituisce tutta la complessità e la varietà del disegno; si va infatti dai preziosissimi schizzi preparatori di maestri come Tintoretto, Palma il Giovane, Felice Giani, all’installazione di carta e luci a led di Dacia Manto (Corpo Astrale, 2013-2014), fino alle commistioni futuristiche di Michele Guido fra stampa ai sali d’argento e plexiglas (robn_23.02.11_03.04_ottagono_san pietro in montorio, 2011-2013, collezione privata). C’è spazio anche per Keith Haring, forse è il più celebre graphic artist della nostra epoca (nonostante sia scomparso ormai nel lontano 1990), le cui invenzioni vivaci, allegre, dinamiche, ma spesso cariche di messaggi profondi, hanno conquistato ogni tipo di pubblico (Untitled, 1982, San Marino, collezione Scudo).

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Keith Haring, Untitled, 1982, San Marino, Collezione Scudo Investimenti

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René Gruau

Conclude idealmente questa rassegna la grafica modaiola e “alla francese” di René Gruau (nome d’arte di Renato Zavagli Ricciardelli delle Caminate), che ha portato nell’Italia del dopoguerra le tendenze dell’illustrazione d’oltralpe, con le sue donne-mannequin misteriose, tagliate dall’inquadratura alla maniera giapponese, magari con quel guanto nero malizioso che catalizza tutta l’attenzione, proprio come in Toulouse-Lautrec.

Biennale Disegno – Rimini, dal 12 aprile all’8 giugno 2014.

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.