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Materia di Umberto Boccioni

Foto di Boccioni a Roma, 1901

In Copertina: Umberto Boccioni a Roma, 1901

È stato difficile per gli studiosi conoscere esattamente i periodi e i tempi di produzione di Umberto Boccioni, un artista che si mosse spesso in Italia ed Europa e che non tenne una corrispondenza o un diario dove poter individuare i processi di creazione delle sue opere. Una delle opere per le quali è stato difficile individuare una precisissima cronologia è Materia, quadro di 226cm per 150cm, oggi conservato alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, appartenente alla Collezione Gianni Mattioli. Il dipinto è un lavoro che durò a lungo. Infatti, iniziato nel 1912 subì delle riprese nel 1913, e questo ci è dato saperlo solo grazie ad acute ricerche che si basano soprattutto sulla presentazione dell’opera alle mostre e alle esposizioni delle quali possediamo le descrizioni critiche da riviste e altre fonti documentarie.

Materia, 1912

Materia, 1912

Il dipinto esprime in tutta la sua vivacità il Manifesto tecnico dei pittori futuristi, scritto l’11 febbraio 1910. La figura che si pone al centro è l’amatissima madre dell’artista: Cecilia Forlani. Questa sta seduta su un piccolo balcone del quale scorgiamo nitidamente la balaustra in ferro battuto, mentre dietro di lei si estende la città, dove case e edifici sono resi con una tecnica vicino a quella cubista del 1909/1910. Il balcone che dipinge Boccioni è stato identificato con quello di via Adige 23 a Milano che ospitò il suo studio dal 1909 al febbraio 1913. La vista che si presentava da questa finestra era quella di una città sempre più moderna: Boccioni dipinge sia il mulino Besozzo-Marzoli del quale si riconosce una delle finestre binate, sia le ciminiere della centrale termoelettrica di piazza Trento. In questi ambienti era facile ravvisare folle di gente al lavoro con carri, cavalli e prime automobili. Per questo ai lati della madre sono raffigurate due figure in rosso acceso che rappresentano un cavallo e un lavoratore, i quali si fondono con il primo piano seguendo il principio della percezione simultanea, riferibile al Manifesto del ’10.

La madre si staglia invece al centro ponendo le sue grandi mani in primo piano in una prospettiva distorta, una frammentazione delle percezioni, ”l’irruzione dell’esterno verso l’interno”. Secondo Marisa Dalai Emiliani il quadro è la negazione ”di un punto di vista bloccato, di una distanza di costruzione prospettica costante, dell’uso stesso della superficie pittorica come unico piano di proiezione”.

La madre, 1910

La madre, 1910

La parola Materia è carica di significato ma rimane una parola astratta, che da anni imperversava nel dibattito filosofico e teorico. Un termine astratto viene scelto per titolare un’opera dal soggetto comune e riconoscibile e da una ideologia formale rivoluzionaria e anti tradizionale. Nei primi decenni del Novecento sopravviveva il significato latino legato alla parola mater, che si riferiva alla stessa radice (matram) per intendere una ‘‘sostanza prima di cui altre sono formate”. Si può dire quindi che il titolo riferisse a un tema universale che si legava in quella pittura a qualcosa di particolare come la madre.

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"