Fine Arts Mag, Art Magazine Collettivo del Web

Mosaici Non Musivi a Ravenna

unnamed

In Copertina: Matija Cop, Object 12-1, 2013

Ravenna è senza ombra di dubbio una delle culle mondiali del mosaico, antico in primis, ma anche contemporaneo e non solo in tempi recenti.

Già negli anni cinquanta del secolo scorso infatti, grandi storici e critici d’arte come Giuseppe Bovini e Giulio Carlo Argan avevano dedicato anima e corpo allo sviluppo di un’arte musiva che si distaccasse dalla tradizione bizantina e paleocristiana presente in città, per trasfigurare cartoni di importanti artisti moderni (come Chagall, Afro, Campigli, Georges Mathieu, Renato Guttuso) in opere materiche e inedite. Il risultato di quell’ambizioso progetto, così innovatore e unico fino ad allora, si può vedere ancora oggi nel Museo d’arte della città, in particolare nel chiostro, interamente dedicato al mosaico contemporaneo, che si è arricchito via via di lavori sempre nuovi di artisti di fama mondiale e non necessariamente mosaicisti, come Luigi Ontani, Michelangelo Antonioni, Mimmo Paladino, fino ad arrivare ai ravennati Luca Barberini, Marco De Luca e Dusciana Bravura.

Quest’autunno al MAR è di scena una mostra collettiva di artisti internazionali under 40, che affronta il mosaico in maniera originale e singolare, fino quasi a stravolgerne l’aspetto, magari adottando materiali inusuali, come carta e cannucce di plastica.

Gli artisti sono stati scelti per la loro voglia e capacità di sperimentare e portare all’estremo la tecnica musiva, oppure per il loro approccio “musivo” all’arte, assemblando e incastrando singoli elementi per formare un’opera originale, né pittura né scultura. È quello che fa l’americana Samantha Holmes (divisa tra New York e Ravenna), che crea una casa sospesa e aerea con della semplice carta (Home, 2013), che si riflette sulle pareti della sala con un suggestivo gioco di luci e ombre.

Samantha Holmes, Home, 2013

Samantha Holmes, Home, 2013

 

Non è un mosaico in senso stretto nemmeno quello di Francesca Pasquali (White Straw, 2013), la quale ha dato vita a una scultura assemblata con cannucce bianche di diverse lunghezze, con un effetto tridimensionale e materico, urbano e degno della contemporaneità, dominata dalla plastica in ogni oggetto che ci circonda.

Francesca Pasquali, White Straw, 2013

Francesca Pasquali, White Straw, 2013

 

Forte la presenza di giovani artisti ravennati, d’origine o d’adozione, come Luca Barberini, con la sua Ultima Cena un po’ quadro e un po’ mosaico, e il collettivo CaCo3, che ha saputo farsi strada nella tradizione musiva della scuola locale con dei mosaici preziosi e animati da un movimento mai visto prima, dato dalle tessere poste in tutte le direzioni e capaci di rifrangere la luce come specchi (Movimento n. 53 e Movimento n. 67, 2014).

Luca Barberini, Ultima Cena, 2014

Luca Barberini, Ultima Cena, 2014

 

CaCo3, Movimento n.53 e Movimento n.67, 2014

CaCo3, Movimento n.53 e Movimento n.67, 2014

Tra le mosaiciste troviamo poi Silvia Naddeo, con i suoi dolcetti di tessere musive, invitanti da lontano ma immangiabili da vicino, e Raffaella Ceccarossi, con il suo mosaico in “crisi d’identità”, che giace abbandonato a terra, come se quei frammenti di marmo non fossero altro che scarti di un mosaico vero. Totalmente estraneo alla tecnica musiva è invece il fashion designer croato Matija Čop (ha collaborato anche con Lady Gaga), che presenta due outfit costituiti da moduli sintetici a incastro, i quali però condividono con il mosaico proprio la pratica dell’assemblaggio e della perfetta combinazione di ogni parte con il tutto, per dare origine a qualcosa di inaspettato.

Silvia Naddeo, Sweet Things, 2010

Silvia Naddeo, Sweet Things, 2010

Raffaella Ceccarossi, Crisi d'identità 2, 2014

Raffaella Ceccarossi, Crisi d’identità 2, 2014

Nella stessa cornice è ospitata anche l’esposizione del giapponese Toyoharu Kii, che adotta quasi esclusivamente marmo bianco per dare vita a opere monocrome ma tutt’altro che piatte; la sua tecnica infatti consiste nello sistemare le tessere su diversi livelli e direzioni, con effetti scultorei di profondità. L’unica nota di colore è data dall’opera Blue Grids in Blue (2009), dominata dai mille toni del blu, aggrovigliati in un disegno solo in apparenza confuso, che restituisce invece la sensazione di movimento dell’acqua.

Toyoharu Kii, Blue Grids in Blue, 2009

Toyoharu Kii, Blue Grids in Blue, 2009

Collaterale al mosaico è anche l’installazione di Wolfgang Laib posta all’interno della basilica di Sant’Apollinare in Classe, uno dei monumenti ravennati patrimonio dell’Unesco. La ziqqurat (una sorta di tempio-palazzo mesopotamico) dell’artista tedesco è collocata al centro della navata per dialogare al meglio con gli splendidi mosaici dell’abside della chiesa, che raffigurano tra gli altri il santo patrono della città, Apollinare; e non è un caso che la scultura sia realizzata con cera d’api, visto che la veste musiva del vescovo è “intessuta” di centinaia di api dorate, visibili solo nei pomeriggi di sole. Del resto Laib non è nuovo all’uso di materiali organici, come riso, latte e polline, che creano opere effimere, destinate a deteriorarsi con il tempo, ma che riescono a introdurre nell’ambiente odori inaspettati.

Wolfgang Laib at Sant'Apollinare in Classe (Ravenna), 2014

Wolfgang Laib at Sant’Apollinare in Classe (Ravenna), 2014

Eccentrico Musivo – Ravenna, MAR, fino al 9 novembre 2014.
Toyoharu Kii: Whites and Blue – Ravenna, MAR, fino al 9 novembre 2014.
Wolfgang Laib at Sant’Apollinare in Classe – fino al 23 novembre 2014.

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.