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Music&Art – Connubio Indissolubile tra Arte e Musica

debbie harry_kookoo_1980

“Se è qualcosa in cui davvero credi, fare qualcosa di commerciale non lo trasforma in merda solo perché è commerciale” – Banksy.

Ai tempi d’oro della musica, quando montagne di vinili e cd erano presenti nelle case di chiunque, non era strano vedere un’opera d’arte sulla copertina dei dischi, semplicemente presa a prestito da un artista famoso oppure realizzata in stretta collaborazione tra il pittore e il musicista. È in questo secondo caso che il rapporto tra arte e musica si è fatto indissolubile, come due facce dello stesso processo creativo, e ha dato luogo a dei veri capolavori, pietre miliari della storia della musica. Il pioniere non può che essere stato Andy Warhol, che nel 1967 realizzò per i Velvet Underground & Nico quella che rimane forse la copertina più celebre e riconoscibile, nonostante la sua disarmante banalità: una banana gialla pop su sfondo bianco (The Velvet Underground & Nico, 1967). Qualche anno più tardi creò un vero scandalo assieme ai Rolling Stones, quando decise di mettere una vera cerniera lampo sulla copertina del vinile di Sticky Fingers (1971), proprio in corrispondenza dell’apertura di un paio di jeans indossati da un misterioso modello (Mick Jagger o un ragazzo della Factory). Nel corso degli anni Warhol collaborò a oltre 50 cover, tra cui quelle di Diana Ross, John Lennon, Aretha Franklin, Miguel Bosé e tanti altri.

The Velvet Underground & Nico, 1967, cover di Andy Warhol

The Velvet Underground & Nico, 1967, cover di Andy Warhol

Rolling Stones, Sticky Fingers, 1971, cover di Andy Warhol

Rolling Stones, Sticky Fingers, 1971, cover di Andy Warhol

Alcuni degli artwork più originali della musica sono nati per mano del genio di H.R. Giger, capace di introdurre il suo immaginario fantascientifico e agghiacciante anche nella musica pop degli anni ottanta, in apparenza quanto di più lontano da lui. Nel 1980 infatti lavorò insieme alla biondina d’America Debbie Harry (nella Foto di Copertina), fresca di separazione dai Blondie e incontrata per caso alla mostra dedicata ad Alien (forse la creatura più celebre di Giger); decise quindi di prendere una foto della bellissima cantante e di perforarle il volto con quattro aghi, come fosse un trattamento di agopuntura (Koo Koo, 1980). È entrata a pieno diritto nella storia delle copertine indimenticabili invece quella realizzata per gli ELP, band progressive anni settanta, e l’album Brain Salad Surgery (1975), in cui combinò alcuni elementi caratteristici del trittico Landscapes sul quale stava lavorando (teschi e falli) con le labbra di una creatura femminile; il risultato è un’opera oscura, enigmatica ed erotica.

ELP, Brain Salad Surgery, 1975, cover di H.R. Giger

ELP, Brain Salad Surgery, 1975, cover di H.R. Giger

L’artista pop surrealista Mark Ryden ha un rapporto molto stretto con la musica sin dagli anni ottanta, quando realizzò la copertina per il singolo degli Aerosmith Love in an Elevator (1989), con quella sua carica fumettistica ed erotica, sarcastica e irriverente, che caratterizza tutte le sue opere. Il disco più importante a cui collaborò resta però Dangerous di Michael Jackson (1991); un caos apparente, in cui fanno la loro comparsa elementi fantastici e non-sense, animali e simboli quasi esoterici, architetture degne di Las Vegas e gli occhi magnetici di Michael a osservarci e a farci capire che quello è il suo mondo, ammaliante e spaventoso allo stesso tempo. A sottolineare la simbiosi che Ryden intrattiene con la musica, in occasione della mostra alla Kohn Gallery di Los Angeles, ha lanciato un vinile in edizione limitata e una serie di videoclip da lui curati, in cui ha rivisitato un classico della canzone americana come Daisy Bell (un brano del 1892!), facendolo cantare e arrangiare da artisti del calibro di Katy Perry, Nick Cave, Danny Elfman e Kirk Hammett dei Metallica.

Aerosmith, Love in an Elevator, 1989, cover di Mark Ryden

Aerosmith, Love in an Elevator, 1989, cover di Mark Ryden

michael jackson_dangerous_mark ryden

Michael Jackson, Dangerous, 1991, cover di Mark Ryden

Negli ultimi anni è diventato un habitué alle collaborazioni con i musicisti anche Damien Hirst, enfant terrible dell’art business, che nel 2009 ha iniziato con la copertina del disco dei The Hours See the Light (l’immancabile teschio questa volta in toni psichedelici e colori acidi), mentre nel 2011 ha creato ad hoc la copertina dei Red Hot Chili Peppers I’m With You, una mosca adagiata su una pillola fucsia e bianca, riprendendo il concept dell’opera Lullaby Spring. Di recente Hirst ha partecipato all’album dei Thirty Seconds to Mars, Love Lust Faith + Dreams (2013), fornendo il disegno del cd (l’opera Monochromatic Sectors From Primary, Secondary and Tertiary Colour Ring, 2012), e la cover del disco, la gigantesca opera Isonicotinic Acid Ethyl Ester (2010-2011), che compare anche nel primo videoclip estratto, Up in the Air, dove una parete bianca è ricoperta di pois colorati e fa da sfondo e da collante a tutte le sequenze della band di Jared Leto.

The Hours, See the light, 2009, cover di Damien Hirst

The Hours, See the light, 2009, cover di Damien Hirst

Thirty Seconds to Mars, Love Lust Faith + Dreams, 2013, cover di Damien Hirst

Thirty Seconds to Mars, Love Lust Faith + Dreams, 2013, cover di Damien Hirst

Ha subito il fascino maledetto dell’art covering anche un artista controcorrente e anticapitalistico come Banksy, che ha realizzato ben tre copertine per i Blur: Think Tank (2003) e i singoli Out of Time e Good Song. La grafica sarcastica, graffiante e postatomica dello street artist, in rigoroso bianco e nero tranne che per il titolo del disco, fa passare in secondo piano la musica e la band inglese, come fosse un novello Warhol.

Blur, Think Tank, 2003, cover di Banksy

Blur, Think Tank, 2003, cover di Banksy

Blur, Out of Time, 2003, cover di Banksy

Blur, Out of Time, 2003, cover di Banksy

 

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.