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Nella Stanza con Vermeer

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In Copertina: Giovane donna che scrive una lettera, 1665-1666, Washington, National Gallery of Art

A cavallo tra la fine del ‘500 e l’inizio del XVII secolo, nacque una nazione che avrebbe inaugurato una lunga fioritura culturale della splendida regione dei Paesi Bassi. Filosofi, teologi infuocati dal fervore protestante, commercianti dalle ampie aspettative, geografi e naturalisti si muovevano tra i crocevia dell’Aja, di Leida, Rotterdam, Amsterdam e Delft. Lo chiamarono “Il secolo d’oro” anche perché la cultura del luogo si basò su una sintesi tra tolleranza religiosa (difficile tra ritrovare ai tempi in Europa) e un importante escalation di possibilità economiche. Tutta la nazione era interessata all’arte figurativa, che entrò nelle case grazie a un’ampissima produzione di bottega che sulla scia del cambiamento rinnovò il linguaggio figurativo per crearne uno totalmente nuovo. La società si voleva rispecchiare nelle opere che esponevano nei salotti, di quelle case famose già all’epoca per l’ordine e la pulizia. Era lo specchio di una forma tutta olandese del puritanesimo. Per renderci conto dell’effetto che fecero i Paesi Bassi sugli europei, ci si può affidare alle parole di Denis Diderot dal Voyage in Hollande del 1772:

«Qui la ricchezza è senza vanità, la libertà senza insolenza, le imposte senza vessazioni né miseria.».

Una delle rivoluzioni più grandi fu quella del soggetto. Si diffuse per tutto il Seicento la rappresentazione di scene di vita quotidiana, sia in esterni che in interni, riprendendo la tradizione per il particolare minuziosamente raffigurato che derivava dal Quattrocento di Jan van Eyck. In una società dove era doveroso contenersi nell’esposizione di lusso o ricchezze, le case apparivano tutte uguali e il possesso di un quadro di genere che rappresentasse il padrone di casa e la sua famiglia divenne una moda di esigenza sociale. Anche la simbologia olandese, di stampo più che altro moraleggiante, era imperniata a tal punto nella vita quotidiana degli olandesi che l’importante studioso di iconografia Erwin Panofsky parla di un significato simbolico «completamente assorbito dalla realtà. ».

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Il concerto interrotto, olio su tela, 1658-1661, New York, Frick Collection

Un esempio di questi modelli si può trovare nel lavoro di Johannes Vermeer (1632-1675), che visse a Delft a capo di una locanda, producendo non più di due opere all’anno. La sua fu una pittura innovativa, che si pose in mezzo tra la “pittura fine” e la “maniera ruvida” della scuola di Rembrandt. La perfezione delle sue rappresentazioni era data da pennellate morbide e senza contorni troppo netti. Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta produsse due opere che, con i simboli sottintesi nell’ambiente quotidiano, esprimono le particolarità delle relazioni sociali, in questo caso tra uomo e donna. Il concerto interrotto è del 1658-1661: rappresenta una delle tante variazioni sul tema della musica, il vino e la lettera connesse al corteggiamento, richiamato nel quadro dentro il quadro che rappresenta un Cupido a figura intera.

La lezione di musica, olio su tela, 1662-1664, Windsor, Royal Collection

La lezione di musica, olio su tela, 1662-1664, Windsor, Royal Collection

Tra il 1662 e il 1664 realizza La lezione di musica, dove una giovane donna di spalle prende lezioni al virginale da un uomo alla sua destra, in un’ampia sala ben illuminata. Alla parete sopra il virginale è appeso uno specchio, che mostra il volto della fanciulla fermo a osservare il maestro, che la deconcentra dallo studio. All’epoca le lezioni di musica, che rappresentavano prestigio per tutte le ragazze di buona famiglia, erano anche uno dei rarissimi casi nei quali una donna nubile potesse intrattenersi sola in una stanza con un uomo. Dallo specchio si scorge anche, dietro il tavolo, il cavalletto del pittore che si inserisce volutamente nella scena. Nel coperchio dello strumento, come si usava al tempo, una scritta moraleggiante dice «Musica laetitiae comes medicina dolorum» (La musica è compagna della gioia e medicina del dolore). Di fianco allo specchio, inoltre, è appeso un quadro rappresentante La carità romana, dove una figlia allatta al seno il padre imprigionato. Questi elementi vanno a simboleggiare il tema dell’amore filiale e delle gioie famigliari, vicine a una scena quotidiana dalla quale forse potrebbe scaturire una nuova unione. La viola che si trova a terra, infatti, aveva una connotazione simbolica tradizionalmente femminile ed erotica.

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"