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Non la solita Pala. Giovanni Bellini.

1460-65, Compianto su Cristo morto, Brera

In Copertina:  Giovanni Bellini, Pietà, tempera, 1465/70, Pinacoteca di Brera

Una pala in legno di 107 centimetri per 87, probabilmente da altare. Sono rappresentati il Cristo morto, la Maria piangente e San Giovanni. Di primo sguardo non può che non essere una banalissima pala d’altare religiosa, da poter trovare sull’altare di una chiesa. Ma è molto di più, non solo era un quadro di committenza privata, ma un vero manifesto dell’Umanesimo.

L’autore è Giovanni Bellini, nato nel 1433 e morto nel 1516 a Venezia. In questa opera, risalente all’apice del suo periodo giovanile nel 1470, mise in pratica la teoria dei nuovi modelli artistici nati dagli studi umanistici. Fu Leon Battista Alberti a teorizzare il concetto di historia, ovvero di narrazione e racconto dell’opera d’arte. Il dipinto rappresenta i personaggi come in un spettacolo teatrale.

Ritratto di Bellini dalle Vite del Vasari

Ritratto di Bellini dalle Vite del Vasari

Questo quadro è legato al mondo delle icone, ma secondo questa poetica l’icona non è più quella sacra, ma quella artistica: l’artista come Dio è creatore. L’idea di icona narrativa era prettamente veneta. La cosa davvero importante non era più cosa è rappresentato, ma come, il modo di comporre e strutturare la scena.

Della sua portata poetica conosciamo l’enfasi grazie al cartiglio posto sul sarcofago di Gesù. In tutte le opere precedenti, si era limitato alla firma classica, ma qui volle manifestare tutti i suoi intenti:

HAEC FERE QVVM (CVM) GEMITVS TVRGENTIA LVMINA

PROMANT | BELLINI POTERAT FLERE JOANNIS OPVS

|Come questi occhi gonfi di pianto emettono quasi gemiti |

Così l’opera di Giovanni Bellini potrebbe piangere

Un vero unicum poetico nella carriera di Bellini, che sembra sia stato scritto prendendo spunto dalle Elegie di Sesto Properzio del V secolo a.C., dimostrato dalla ricercatezza dei termini che comparivano nel testo pubblicato a Venezia nel 1472. Con l’immagine del dipinto che può piangere compie una metafora per poter spiegare la capacità di narrazione dell’opera. Come nell’Alberti, la pittura è paragonata all’arte della retorica.

particolare del cartiglio

particolare del cartiglio

Nella raffigurazione dei corpi, il corpo si ricongiunge alle emozioni dell’anima, come il Medioevo aveva in parte allontanato. Lo storico dell’arte Hans Belting scrive in Giovanni Bellini. La Pietà:

«La tavola è stata celebrata per la poesia della sofferenza. In essa non sono raffigurati soltanto i personaggi, ma anche le loro emozioni; queste appaiono vive e il Cristo, di conseguenza, ancora più morto.»

Questa opera non è solo la solita opera cristiana alla quale il nostro occhio è abituato, è la rappresentazione dei valori umanistici e dell’inizio dell’età moderna. Non la solita pala.

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"