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Ossessione Preraffaellita: Lizzie, Effie e le altre Muse della Confraternita

Ophelia 1851-2 by Sir John Everett Millais, Bt 1829-1896

Beltà di corpo e d’anima bontade, fuor che vi manca un pocho di pietade ” – Fazio degli Uberti (XIV secolo).

In Copertina: John Everett Millais, Ofelia, 1851-52, Londra, Tate

Le opere dei Preraffaelliti hanno da sempre il potere di affascinare chiunque, con quelle atmosfere rarefatte, oniriche, irreali in cui sono immerse donne dall’apparenza chimerica, che sembrano non esistere se non nell’immaginazione di questi giovani artisti inglesi. E proprio le figure femminili sono state al centro della Confraternita, come modelle, amanti, muse, mogli: Lizzie, Effie, Fanny, Jane, Annie non potevano essere più diverse tra loro per estrazione sociale, carattere, destino, tuttavia hanno in comune il fatto di aver vissuto grandi passioni con i pittori preraffaelliti e di aver fatto vacillare l’unione del gruppo, ma soprattutto di aver reso immortale la loro immagine, così come la fama dei loro pigmalioni.

John Everett Millais, L'ordine di scarcerazione, 1852-53, Londra, Tate

John Everett Millais, L’ordine di scarcerazione, 1852-53, Londra, Tate

John Everett Millais, La vigilia di Sant'Agnese, 1862-63, proprietà di sua maestà Elisabetta II

John Everett Millais, La vigilia di Sant’Agnese, 1862-63, proprietà di sua maestà Elisabetta II

Elizabeth Siddal, ragazza povera ma di buona educazione, aveva tutto per stregare dei giovani pittori ribelli: era bella in un modo non convenzionale, aveva lunghi capelli color rame chiaro e grandi occhi, era alta e magrissima. È lei la splendida Ofelia che compare nel dipinto di John Everett Millais (1852, Londra, Tate): la sua immagine eterea e fragile si sposa perfettamente con il carattere dell’eroina shakespeariana e, come lei, Lizzie fu costretta a giacere per ore nell’acqua gelida. Ma soprattutto diventa protagonista dei lavori di Dante Gabriel Rossetti, forse il pittore più influente dell’intera cerchia, che rimane folgorato da lei al punto da renderla la sua amante ufficiale e alla fine sua moglie, nonché musa dei suoi capolavori. Il loro però fu un amore tormentato, insano e distruttivo, condizionato dalla malattia della donna e dalla sua dipendenza dal laudano, così come dall’instabilità affettiva e comportamentale di Dante, che nel frattempo si accompagnava ad altre amanti. Un amore destinato a finire nel peggiore dei modi: Lizzie morì nel 1862 a soli 32 anni, probabilmente di overdose, mentre Rossetti la rappresentò come la sua Beatrice defunta nel 1864-70 (Beata Beatrix, Londra, Tate). Lizzie non fu tuttavia solo un’ombra dietro alla celebrità e all’egocentrismo dell’artista, ma fu essa stessa pittrice e disegnatrice di talento, molto apprezzata anche da un critico severissimo come John Ruskin (Sir Patrick Spens, 1856, Tate).

Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix, 1864-70, Londra, Tate

Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix, 1864-70, Londra, Tate

Dante Gabriel Rossetti, Lucrezia Borgia, 1860-61, Londra, Tate

Dante Gabriel Rossetti, Lucrezia Borgia, 1860-61, Londra, Tate

Dante Gabriel Rossetti, Pia de' Tolomei, 1868-80, Università del Kansas

Dante Gabriel Rossetti, Pia de’ Tolomei, 1868-80, Università del Kansas

Dopo di lei, ma anche contemporaneamente, Rossetti ebbe altre modelle-muse-amanti, come Fanny Cornforth, bionda, sensuale, carnale, l’esatto opposto di Lizzie, e Jane Burden, moglie di William Morris, con quei capelli rosso fuoco che stregarono ancora una volta tutti i preraffaelliti. Fanny incarna per Dante Lucrezia Borgia (1860-61, Tate) e Lady Lilith (1866, Tel Aviv Museum of Art), ammaliatrici crudeli, così come Aurelia (L’amante di Fazio), la creatura sensuale ma senza cuore che stregò il poeta trecentesco Fazio degli Uberti, mentre per Edward Burne-Jones (preraffaellita di seconda generazione) è la malvagia Sidonia Von Bork (1860, Tate), donne molto diverse dalla delicata e celestiale Lizzie-Beatrice/Ofelia. Jane, di una bellezza particolare, quasi androgina, per Rossetti diventa Pia de’ Tolomei (1868-80, Università del Kansas) e Proserpina (1874, Tate), archetipi di femminilità ma anche di spose infelici, intrappolate in relazioni sbagliate, così come Jane era legata a Morris (che la ritrasse nel dipinto La Bella Isotta, 1858, Tate), ma amava anche Dante.

Edward Burne-Jones, Sidonia Von Bork, 1860, Londra, Tate

Edward Burne-Jones, Sidonia Von Bork, 1860, Londra, Tate

Al centro di un vero e proprio scandalo mediatico fu Effie Gray, moglie di John Ruskin per 6 anni, fino a quando lei decise di chiedere il divorzio nel 1854, una cosa umiliante e quasi proibita per una donna nell’Inghilterra vittoriana. Il vero scandalo fu però la motivazione ufficiale dietro la sua richiesta: la loro unione non fu di fatto mai consumata. Fin da ragazzina Effie aveva tutte le qualità per incantare un amante dell’arte come Ruskin: era bellissima, intelligente, elegante, aggraziata, ma amava la mondanità e stare al centro dell’attenzione, aspetti invece che Ruskin detestava e rifuggiva. Non c’è quindi da stupirsi che il loro rapporto sia naufragato in fretta e ancora meno sorprende che la ragazza (all’epoca del divorzio aveva appena 25 anni) abbia colpito un pittore come Millais, che la sposò e ne fece la sua modella preferita (almeno inizialmente). La ritrasse come una ragazza forte e risoluta, il vero pilastro della famiglia (quale di fatto fu visto che insieme ebbero otto figli), nel dipinto L’ordine di scarcerazione (1852-53, Tate), come una madre dolce e protettiva nel disegno La giovane madre (1856), come una donna fragile e malinconica ne La vigilia di sant’Agnese (1862-63, proprietà di sua maestà Elisabetta II).

Elizabeth Siddal, Sir Patrick Spens, 1856, Londra, Tate, acquerello

Elizabeth Siddal, Sir Patrick Spens, 1856, Londra, Tate, acquerello

William Holman Hunt, Il risveglio della coscienza, 1853, Londra, Tate

William Holman Hunt, Il risveglio della coscienza, 1853, Londra, Tate

Infine anche William Holman Hunt ebbe una tormentata relazione con una sua modella, Annie Miller, ragazza povera e senza alcuna educazione ma dalla tipica bellezza preraffaellita, che compare nel dipinto Il risveglio della coscienza (1853, Tate). Nelle intenzioni del pittore, Annie avrebbe dovuto affrontare una rigida istruzione per poter essere accettata nella buona società inglese (da cui peraltro provenivano i preraffaelliti) e poter diventare sua moglie ma, prima l’avvicinamento ambiguo con Dante Rossetti (per il quale posava) e poi la corte di un visconte, causarono la loro definitiva rottura.

William Morris, La Bella Isotta, 1858, Londra, Tate

William Morris, La Bella Isotta, 1858, Londra, Tate

Il 2014 è protagonista di un vero e proprio revival della Confraternita dei Preraffaelliti, con una mostra imperdibile a Torino (Palazzo Chiablese, fino al 13 luglio), grazie al prestito eccezionale della Tate Britain di Londra, e un film di prossima uscita sulla figura di Effie Gray (Effie, regia di Richard Laxton).

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.