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Realistico come Courbet

1864, Nadar, Foto di Courbet

«L’arte […] può consistere solo nella rappresentazione delle cose reali ed esistenti» G. Courbet

In Copertina: Courbet fotografato da Nadar, 1864

Il Realismo non si può considerare uno stile, come il Classicismo o l’Impressionismo, ma anzi è da vedere come una dichiarazione poetica, che sia vicina alla realtà non per la sua apparenza estetica ma per le esperienze che la percorrono. Per questo il termine Realismo non può essere utilizzato per confrontare con questo periodo il metro di adesione alla verità ottica nei periodi prima e dopo la metà dell’Ottocento.

Il teorico del movimento è Pierre-Joseph Proudhon, che nell’ideale classico vede l’immobilità della noia. I pittori che si auto consideravano realisti vedevano le loro opere rifiutate ai Salon di Parigi (esposizione biennale o annuale di arte contemporanea).  Le immagini erano aspramente criticate perché veniva rappresentato non solo il bello, ma anche il brutto, non solo dio, ma l’uomo. Uno di questi rifiutati era Gustave Courbet (1819-1877). Per lui la conoscenza della tradizione che andava di moda nei Salon era la fonte per un’arte “viva”. Gustave si dirige verso un pubblico non conformista, come può esserlo il teorico Proudhon o l’uomo di paese che si riconosce in uno dei suoi dipinti.

Courbet fino alla Rivoluzione del 1848 lavora nell’ambito della ritrattistica di stampo ancora romantico. Dopo questa data i moti per la democrazia e la giustizia sociale lo hanno portato a rappresentare con nuove iconografie una nuova visione sociale e popolare. Tra il 1848 e il 1855, crea alcune importanti opere da presentare al Salon. La cosa che scandalizzava di più non erano tanto lo stile della pittura o il trattamento del colore, ma era il fatto che per certi temi, considerati socialisti, si utilizzasse il grandissimo formato della tradizionale pittura di storia del più classico David. Nell’opera I lottatori mette addirittura un uomo in braghe nere, rappresentante la Chiesa, contro uno in braghe rosse, il Socialismo: nella visione di Proudhon la prima avrebbe dovuto sottomettersi alla seconda.

I lottatori, olio su tela, 1852

I lottatori, olio su tela, 1852

Edmond Duranty, in un commento del tempo sul Pavillon du Réalisme, scrisse che «il realismo è l’opposto di una scuola». Ne venne data una definizione nel 1857 sulla rivista «Réalisme», fondata da Duranty, ma Courbet non dipingeva che soli paesaggi dal 1855. Courbet non volle mai darne una definizione, e un altro teorico, Champfleury, disse che l’uso di tale termine non fosse che uno degli scherzi più divertenti dell’epoca. Infatti, quando nel 1855 si crea il Pavillon du Realisme, l’artista pubblica una dichiarazione poetica dove sottolinea che «I titoli, in qualunque epoca, non hanno mai dato un’idea giusta delle cose».

Per capire il realismo bisogna guardarlo. Al Pavillon vennero presentate opere dal 1841 al 1855: Lo studio del pittore, Le bagnanti, I lottatori, Ritratto di Baudelaire e Un funerale a Ornans.

Funerale a Ornans, olio su tela, 1849, Musée d’Orsay

Funerale a Ornans, olio su tela, 1849, Musée d’Orsay

Quest’ultimo rappresenta il funerale di un fattore del paese natale dell’artista. Le dimensioni fecero impallidire chi era abituato a guardare sempre guerre tra Orazi e Curiazi: 3,15 X 6,68 metri. La prospettiva accademica non è rispettata e le figure si dispongono sul filo della fossa. Questa, come gli antichi sepolcri della pittura rinascimentale, è aperta allo spettatore come se fosse presente al cerimoniale. Al Salon scandalizzò il fatto che non esisteva una gerarchizzazione tra i personaggi e anche che non si sapesse chi fosse il morto. In realtà, Courbet divise a destra il clero, al centro la società laica di rilievo e a sinistra delle donne piangenti, tra le quali le sue tre sorelle. Mettendo tutti allo stesso piano, e su un piano grande come quello dedicato ai grandi fatti storici, Courbet realizzò in questo dipinto il più significante Manifesto del Realismo.

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"