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Tra Sogno e Realtà: la Grafica di Max Klinger

Ritratto di signora, 1915

In Copertina: Ritratto di Signora, 1915

La Morte è il vertice dei nostri desideri; ne rifuggiamo la forma, non la sostanza” – Max Klinger.

Spesso capita che alcuni musei passino da una mostra ad altissima risonanza, che richiama ondate incredibili di pubblico, ad un’altra più defilata, quasi per intenditori, destinata non alla massa, ma a chi si vuole godere con tranquillità e tempo un’opera d’arte, magari piccola e intimista come un’acquaforte. È quello che è successo a Palazzo Fava a Bologna, che dopo aver ospitato la celeberrima Ragazza con l’orecchino di perla, si ritrova ad accogliere una raccolta unica e corposa, di un autore importante e conosciuto, ma forse non così famoso e popolare come invece meriterebbe. E allora capita che quell’esposizione si riveli essere una perla rara, una continua meraviglia, da scoprire con calma sala dopo sala.

Max Klinger è un secessionista, ma anche un simbolista, un espressionista e un surrealista; nonostante la sua natura artistica di rottura e stravolgimento delle convenzioni, si serve di una tecnica eccezionale, quasi da accademia, impeccabile ma vibrante, precisa fino al più piccolo dettaglio ma profonda come poche altre di quel periodo hanno saputo essere, in grado di influenzare artisti del calibro di Munch e De Chirico. Nelle sue opere si sente una certa nostalgia di un mondo passato ormai perduto, dove amore e morte stavano fianco a fianco, crudeli e affascinanti allo stesso tempo, inevitabili e bramate.

Eva e il futuro, 1880

Eva e il futuro, 1880

 

Nella splendida cornice di Palazzo Fava, alcune delle sue principali serie di incisioni dialogano con gli affreschi dei Carracci, in un connubio singolare ma in qualche modo rispondente, dove magnifiche creature vivono in un universo irreale e mitico, in cui noi non possiamo entrare ma a cui possiamo soltanto assistere. È così nell’Opus Eva e il futuro (1880), con Eva assoluta protagonista di un Eden boscoso e quieto, dove Adamo giace addormentato sotto un albero e il serpente porta uno specchio più tentatore di una mela. Una delle serie più famose e apprezzate all’estero è sicuramente Un guanto (1881), una storia che si dispiega sotto i nostri occhi sulla parete del museo, scena dopo scena, dove anche un semplice guanto per terra è trattato con un lirismo unico, che lo rende un oggetto prezioso, quasi magico.

Un guanto, 1881

Un guanto, 1881

 

Quello che succede è un avvenimento eccezionale nella sua estrema semplicità; un uomo si innamora di una donna vista da lontano, la segue prima con lo sguardo poi su una pista da pattinaggio, dove lei perde quel guanto, che diventa un pegno d’amore per lui. Lo stile e il soggetto lo pongono vicino ad altri artisti insuperabili nella grafica ma lontani come corrente pittorica, come James Tissot e Giuseppe De Nittis, che hanno spesso raffigurato scene di vita parigina e londinese, con dame vestite all’ultima moda e uomini dai completi impeccabili.

Uno dei temi prediletti da Klinger resta tuttavia quello della morte, raffigurata con scheletri inquietanti che si animano come marionette (Amore, morte e aldilà, 1881) o al contrario tratteggiata senza alcuna drammaticità, come fosse un sogno, in cui i personaggi raramente mostrano dolore e malinconia per la perdita, così come succede al bambino che giace sul corpo della madre morta (La madre morta, 1889), impassibile e per nulla spaventato.

Amore, morte e aldilà, 1881, dall'Opus Intermezzi

Amore, morte e aldilà, 1881, dall’Opus Intermezzi

La madre morta, 1889

La madre morta, 1889

Klinger però non fu solo un superbo incisore e un delicatissimo ritratto a pastello ce lo dimostra (Ritratto di signora, 1915, collezione privata). La scelta di questo medium e la maestria nel padroneggiarlo lo avvicina ad un altro artista originale ma molto distante da lui come James Whistler, che amava il pastello per la luminosità e la dolcezza che sapeva infondere nei colori e negli incarnati femminili in particolare. Un ulteriore aspetto che accomuna i due pittori è l’amore per la musica e i suoi maestri; se da un lato Whistler componeva i titoli delle sue opere alla stregua di sinfonie musicali, dall’altro Klinger ha dedicato quasi ogni Opus a un compositore che ammirava, come Wagner e Brahms.

Opus VI

Opus VI

Max Klinger. L’inconscio della realtà – Bologna, Palazzo Fava fino al 14 dicembre 2014.

Milena Mengozzi
Di: Milena Mengozzi

Mi sono laureata in Storia dell’arte a Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell’arte e nella moda occidentali. Mi interessa l’arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due mie grandi passioni, per questo motivo, appena mi è possibile, cerco di combinarle tra loro.