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Un Morbido Cuscino per l’Ermafrodito

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Al Musèe du Louvre esiste un’opera italiana che scavalcherebbe qualsiasi Joconde. Nella sala Antiquités grecques, étrusques et romaines – Art hellénistique (du IIIe au Ier siècle av. J.-C.) è presente lo splendido Ermafrodito Dormiente. Questa è una scultura che ci parla di tutta la cultura occidentale in una sola occhiata: copia romana dell’originale ellenistico del II secolo a.C. del bronzista Policle, include la cultura ellenistica, la diffusione nell’Impero romano, l’elogio alla mitologia greca. E ultimo, ma non per importanza, è simbolo dell’epoca dei primi restauri e del lavoro di Gian Lorenzo Bernini.

Nel 1608 un gruppo di frati trova agli scavi delle Terme di Diocleziano una statua ambigua, per loro forse ancora di più: è un personaggio mitico, l’Ermafrodito. Divinità metà uomo e metà donna. La storia tramandata dalle Metamorfosi di Ovidio narra di un dio quindicenne che prende il suo nome dai genitori Ermes e Afrodite. Si aggira per paesaggi bucolici e, avvicinatosi a una piscina, si trova a difendersi dalla ninfa Salmace. Questa, presa dalla passione, lo avvinghia di soppiatto e grida agli dei di tenerlo con sé per sempre. Così fu, e così si creò questa duplice creatura.

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Nel 1619 Scipione Borghese, che acquista l’opera, commissiona a Bernini un restauro della statua in marmo. A differenza della scuola classicista di Algardi, Bernini si sente più libero rispetto al reperto. Dopo l’intervento al piede destro, ricostruito completamente, vuole trovare un sostegno al giovane addormentato. Con un abile anacronismo, forse inconsapevole, lo appoggia su qualcosa che i greci si sognavano: il materasso. Sembra più morbido dei nostri, eppure è di marmo, accompagnato da un invitante cuscino. L’opera era tenuta in un armadio di legno e aperta poche volte agli invitati del Cardinale.

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Nella prima metà del Seicento era diffusa nel mondo dell’arte la moda del restauro dei reperti classici. Le revisioni erano soprattutto commissionate da coloro che acquisivano reperti per le proprie collezioni private. Esiste un’altra copia alla Galleria Borghese: le fonti ci dicono che fosse adagiata su una pelle di leone, ma dopo il 1812 Andrea Borgondi lo modifica in un materasso sull’esempio del Bernini.

Al giorno d’oggi, ovviamente, questo non è un caso di cattivo intervento, ma un’opera pensata, concretizzata e ripensata per quasi duemila anni.

N.B.: in una recente visita al Louvre, sono stata presa dal fuoco conservativo e ho fermato un bambino che stava per accarezzare il materasso, dicendogli di non toccare. Si, perché al Louvre c’è molta gente che tocca le statue. Consiglio guantini da reparto frutta.

 

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"