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Voluttuosissima Donna: le Venere della Scultura

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In Copertina: Antonio Canova, Venere Italica, marmo, finito nel 1811, particolare

No, la Gioconda non è stata rubata da Napoleone. Con questo però non si vuole dire che Napoleone non fosse un esperto nel far bottino. Conosciamo molte Veneri dipinte, ma queste di cui voglio parlarvi sono scolpite e la loro storia è un ottimo esempio delle predazioni artistiche a cavallo tra fine Settecento e inizio Ottocento.

La Galleria degli Uffizi era orgogliosa di possedere la Venere Medici (Venere Pudica), una statua del I secolo a.C. firmata da Cleomene di Appolidoro. Ma questa fu ‘’rapita’’ come solo una Venere può essere, proprio dal temerario Napoleone Bonaparte. Questi, in visita alla Galleria con il direttore Puccini, dichiarò senza timore che se l’Italia si fosse messa contro la Francia la Venere sarebbe andata a loro. Faceva parte di quel bottino di guerra che doveva andare a riempire le sale del grande Louvre. Puccini e altri curatori cercarono così degli alleati diplomatici per tale pericolo. Si trovarono così al fianco di Gran Bretagna e Regno delle due Sicilie. Le opere più importanti degli Uffizi furono nascoste in 75 casse da spedire a Livorno, dove gli Inglesi le trasportarono via mare in un convento gesuita di Palermo. Ma il nascondiglio venne scovato. Una notte, alcuni funzionari francesi convinsero alcuni artisti locali e furono portati a riconoscere la Venere tra le tante opere. Così la statua della collezione Medici venne trasportata prima a Marsiglia per poi arrivare a Parigi.

Cleomene di Apollidoro, Venere Pudica detta Venere Medici, marmo, fine I secolo a.C.

Cleomene di Apollidoro, Venere Pudica detta Venere Medici, marmo, fine I secolo a.C.

Per questo il direttore dell’Accademia di Firenze, Giovanni degli Alessandri, nel 1802 chiese al prestigioso scultore Antonio Canova di produrne una copia da posizionare nel posto lasciato vuoto nella Tribuna degli Uffizi. La copia esatta di un originale greco poteva essere riprodotta da un qualsiasi scalpellino, ma la firma del Canova avrebbe sicuramente portato più credito all’artefatto.

Canova era un uomo sicuramente molto impegnato, infatti dopo due anni ancora nessuno sapeva a che punto fosse la copia. Giravano voci che addirittura non fosse stata iniziata. Esistevano le figure dei controllori, che portarono al Puccini la notizia certa che l’opera nel 1804 non fosse neanche sbozzata. Poi, a livello istituzionale la commessa si sciolse e Canova si sentì libero di lavorare sulla sua Venere. Questa, realizzata nel 1811, fu consegnata agli Uffizi l’anno seguente.

La nuova Venere sembrava ancora più pudica di quella greca: coprendosi con un lungo panneggio e voltando la testa in quel modo sembrava esser stata sorpresa in un momento di intimità. La dea sembrava ancora più vera non solo per la sua forza espressiva ma anche per la sua altezza: 1 metro e 72, 20 centimetri in più di quella ellenica. La pelle era inoltre resa morbida e rosea da uno strato di encausto. Era talmente realistica e sensuale che le cronache narrano dell’ammaliamento subito dagli uomini e della gelosia scaturita nelle donne in visita.

Antonio Canova, Venere Italica, marmo, finito nel 1811, particolare

Antonio Canova, Venere Italica, marmo, finito nel 1811, particolare

Ugo Foscolo, ammiratore del neoclassicismo canoviano, le dedicò le sue parole negli appunti per la Ragion poetica. La seconda volta che fece visita agli Uffizi per vederla, le si accucciò ai piedi, sospirando, e nei suoi scritti la chiamò «voluttuosissima donna». Ammise di averla accarezzata, «ma che nessuno lo sappia»! Fu un altro poeta, Giovanni Rosini, a darle il nome Venere Italica così da dichiararne la proprietà e facendo un riferimento a un’Italia che ancora formalmente non esisteva ma che si acclamava.

Quando Napoleone cadde nel 1815 tutti i paesi europei mandarono degli ambasciatori per riprendersi l’arte dei propri popoli. Fu proprio Canova a guidare la campagna che riportò allo Stato Pontificio le opere saccheggiate. Così anche la Venere Medici tornò al suo posto nella Tribuna e la Venere Italica venne spostata lontano dagli occhi di tutti, in Palazzo Pitti, dov’è ancora oggi.

Edi Guerzoni
Di: Edi Guerzoni

Sono nata nel 1993 a San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Studio Beni Culturali Storico - Artistici all’ Università degli Studi di Torino. La passione per l’arte è qualcosa che può trasportare un carico enorme di conoscenza e senso critico, e la cosa migliore per combattere la mancanza di applicazione a questo studio nelle nostre scuole è farsi sentire. Il web è la piattaforma migliore per non scoraggiarsi e portare avanti un certo tipo di informazione. Come disse Salvatore Settis: "La storia dell’arte aiuta a vivere"